Il Comitato “I CapiFamiglia” lancia una raccolta firme per modificare la legge elettorale e vietare l’eleggibilità ai dipendenti — attuali e recenti — dell’istituto di credito centrale sammarinese.
Trasparenza, separazione dei poteri, fiducia nelle istituzioni: sono questi i valori al centro della nuova iniziativa del Comitato “I CapiFamiglia”, che ha annunciato l’avvio di una raccolta firme per promuovere un referendum abrogativo-modificativo della Legge elettorale n. 6 del 31 gennaio 1996.
Nel mirino vi è l’articolo 18 della stessa legge, che disciplina le condizioni di eleggibilità al Consiglio Grande e Generale. La proposta mira ad aggiungere una nuova causa di ineleggibilità: quella riguardante i dipendenti, presenti e passati, della Banca Centrale della Repubblica di San Marino.
Il contesto: perché adesso?
L’iniziativa nasce, secondo il Comitato, da “fatti recenti” che avrebbero evidenziato criticità nel quadro istituzionale vigente. Senza indicare episodi specifici, i promotori sottolineano come in una realtà di piccole dimensioni come San Marino, dove le relazioni professionali e pubbliche si intrecciano inevitabilmente nel corso del tempo, la separazione netta tra le funzioni di controllo economico-finanziario e quelle di rappresentanza politica diventi ancora più urgente.
La Banca Centrale svolge funzioni di vigilanza, regolamentazione e supervisione del sistema finanziario della Repubblica. Chi ricopre o ha ricoperto ruoli al suo interno acquisisce conoscenze tecniche, relazioni e posizioni di potere che, secondo i CapiFamiglia, mal si conciliano con la partecipazione alla vita politica in tempi ravvicinati.
Il testo del quesito: cosa si chiede esattamente
Il quesito referendario, formulato ai sensi della Legge 29 maggio 2013 n. 1 e successive modifiche, propone di integrare l’articolo 18 della Legge elettorale con la seguente disposizione aggiuntiva, da collocare alla fine dell’articolo:
“…non essere dipendente, a qualunque titolo, della Banca Centrale della Repubblica di San Marino, né esserlo stato nei cinque anni precedenti, e non avere cessato tale incarico da almeno dieci anni.”
La norma proposta introdurrebbe quindi una doppia preclusione temporale: da un lato, è ineleggibile chi è dipendente della Banca Centrale al momento della candidatura; dall’altro, tale ineleggibilità si estende a chi ha cessato il rapporto di lavoro nei cinque anni precedenti le elezioni, e — in una lettura più rigorosa della formulazione — a chi non abbia ancora maturato almeno dieci anni dalla cessazione dell’incarico.
L’attuale articolo 18: il quadro vigente
Per comprendere la portata dell’intervento proposto, è utile ricordare il contenuto dell’articolo 18 nella sua versione attuale. Esso prevede, accanto ai requisiti generali per l’elettorato attivo, le seguenti condizioni di ineleggibilità:
- Aver compiuto 21 anni di età entro il giorno delle elezioni;
- Avere domicilio sul territorio della Repubblica;
- Non far parte del Corpo della Gendarmeria, del Corpo della Polizia Civile, del Nucleo Uniformato della Guardia di Rocca;
- Non essere Agente diplomatico ai sensi della Legge 16 settembre 1993 n. 105;
- Non essere Agente diplomatico o consolare ai sensi della Legge 19 aprile 1979 n. 13;
- Non essere Agente diplomatico e/o consolare di Stato estero, ancorché onorario;
- Non esercitare le funzioni di Magistrato e Procuratore del Fisco.
Come si può notare, le attuali cause di ineleggibilità riguardano essenzialmente le forze dell’ordine, il corpo diplomatico e la magistratura. La proposta dei CapiFamiglia estende questa logica al settore finanziario istituzionale, allineando San Marino a prassi già consolidate in altri ordinamenti democratici.
Le ragioni della proposta: separazione delle funzioni e fiducia civica
Il Comitato “I CapiFamiglia” articola la propria proposta attorno a tre argomenti principali:
1. Prevenire le sovrapposizioni istituzionali. Un ex dirigente o dipendente di Banca Centrale porta con sé un bagaglio di conoscenze tecniche riservate, di relazioni con operatori di mercato e di posizioni su questioni di politica economica che possono tradursi in un vantaggio indebito — o in un potenziale conflitto di interessi — una volta entrato in Consiglio.
2. Garantire la neutralità della vigilanza. La Banca Centrale esercita funzioni di controllo e vigilanza strategiche. La prospettiva di una futura carriera politica potrebbe, anche inconsapevolmente, influenzare le decisioni di un funzionario ancora in servizio. Viceversa, il passaggio diretto da funzioni di vigilanza a cariche elettive può ingenerare dubbi sull’imparzialità dell’azione passata.
3. Rafforzare la fiducia dei cittadini. In un piccolo Stato dove le cerchie professionali sono ristrette, la percezione pubblica dell’imparzialità delle istituzioni è tanto importante quanto l’imparzialità in sé. Una norma chiara e preventiva contribuisce a tutelare questa percezione.
Come partecipare alla raccolta firme
La raccolta firme è aperta a tutti i cittadini sammarinesi aventi diritto. Le modalità di sottoscrizione e autenticazione delle firme sono disciplinate dalla normativa vigente in materia referendaria. Per informazioni pratiche è possibile contattare direttamente il Comitato “I CapiFamiglia” all’indirizzo email:
Un’iniziativa nel solco della democrazia diretta sammarinese
San Marino vanta una delle tradizioni di democrazia diretta più antiche e radicate al mondo. Lo strumento referendario è, in questa prospettiva, non una forma di opposizione alle istituzioni, ma un atto di partecipazione responsabile alla loro costruzione e al loro miglioramento.
La proposta dei CapiFamiglia si inserisce in questa tradizione: non mette in discussione l’operato della Banca Centrale né la competenza di chi vi lavora, ma pone un principio di separazione strutturale tra le funzioni di controllo tecnico e quelle di rappresentanza democratica. Un principio che, in molte democrazie europee, è già considerato parte integrante delle garanzie di buon funzionamento delle istituzioni.











