I rappresentanti dei lavoratori del comparto sanitario emiliano-romagnolo alzano il livello dello scontro con l’amministrazione regionale. Le sigle sindacali hanno infatti annunciato ieri l’intenzione di proclamare una mobilitazione generale per il prossimo 31 marzo, qualora non vengano sbloccati tempestivamente i pagamenti delle indennità destinate al personale dei pronto soccorso e della rete di emergenza-urgenza.
Al centro della vertenza c’è il compenso accessorio stabilito dal contratto collettivo nazionale di settore relativo al triennio 2022-2024. Secondo le organizzazioni Cisl-Fp, Fials, Nursind e Nursing Up, le risorse economiche necessarie risulterebbero già regolarmente stanziate, ma la loro effettiva erogazione sarebbe al momento paralizzata da logiche puramente politiche.
I sindacalisti hanno evidenziato come questa fase di stallo amministrativo stia gravemente penalizzando i dipendenti locali, facendo notare che in diverse altre regioni della penisola i medesimi bonus economici figurano già nelle buste paga degli operatori. I portavoce delle quattro sigle hanno inoltre espresso forte disappunto per quella che considerano una generale assenza di investimenti reali mirati a migliorare le condizioni di tutto il comparto medico e infermieristico, a dispetto delle rassicurazioni pubbliche arrivate negli ultimi mesi.
L’attenzione è ora tutta rivolta all’importante tavolo di confronto istituzionale programmato per il prossimo 18 marzo. I delegati dei lavoratori hanno chiarito che questo vertice dovrà obbligatoriamente produrre risposte certe, fungendo da primo atto concreto per il riconoscimento professionale di chi opera in prima linea nei reparti d’urgenza.
In caso di mancato accordo o di ulteriori dilazioni, l’ultimatum imposto dalle organizzazioni sindacali si tradurrà in una protesta diffusa in tutte le aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna, ribadendo fermamente che il personale ospedaliero considera esaurito il tempo delle promesse ed esige ormai soltanto soluzioni pratiche.











