L’ombra di una grave crisi economica globale si allunga anche sulla Repubblica di San Marino. Le dichiarazioni rilasciate oggi a Bruxelles dal commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, hanno infatti sollevato il timore concreto di uno shock stagflazionistico legato al prolungarsi del conflitto in Medio Oriente. Un allarme che tocca da vicino il Titano, il cui tessuto produttivo e commerciale è inevitabilmente intrecciato alle dinamiche italiane e comunitarie.
L’esponente di vertice dell’Eurogruppo ha chiarito che, qualora le ostilità dovessero protrarsi oltre le due settimane compromettendo i transiti navali nello Stretto di Hormuz o danneggiando le infrastrutture petrolifere del Golfo, l’Europa andrebbe incontro a uno scenario critico. La stagflazione rappresenta infatti la condizione macroeconomica più temuta dagli esperti: si verifica quando l’inflazione schizza verso l’alto, mentre contemporaneamente la crescita economica si paralizza.
Il detonatore di questa potenziale crisi è rappresentato dal costo del greggio, con il barile di Brent che ha recentemente sfiorato i centoventi dollari, toccando i massimi dal 2022. I rincari energetici non si limitano alle pompe di benzina, ma si trasferiscono a cascata sull’intera filiera logistica e produttiva. Di conseguenza, i costi per produrre e trasportare beni di prima necessità, dai generi alimentari ai prodotti manifatturieri, subiscono un’impennata che va a colpire direttamente il potere d’acquisto delle famiglie e i margini operativi delle aziende.
Questa morsa blocca anche le contromisure delle banche centrali, incastrate tra la necessità di mantenere tassi alti per frenare i prezzi e l’urgenza di abbassarli per stimolare un’economia in frenata. Per un territorio come San Marino, totalmente dipendente dalle importazioni di materie prime ed energia al pari della vicina Penisola italiana, le conseguenze sarebbero pesantissime. Oltre all’aumento vertiginoso delle bollette, si assisterebbe a un drastico rallentamento delle esportazioni, un settore vitale per le imprese sammarinesi.
Come sottolineato dalle autorità europee, se la crisi geopolitica dovesse rientrare in tempi rapidi, i danni strutturali verrebbero arginati. Al contrario, una guerra prolungata presenterebbe un conto economico difficilmente sostenibile per l’intero sistema produttivo e sociale del territorio.












