Si è chiuso oggi, martedì 10 marzo 2026, il capitolo giudiziario relativo a una drammatica aggressione avvenuta a Rimini nel dicembre del 2020. L’imputato, un cittadino pakistano di 37 anni, è stato ufficialmente riconosciuto colpevole degli abusi perpetrati ai danni di una ragazzina che, all’epoca dei fatti, aveva solo 15 anni. La sentenza dei giudici del Collegio ha stabilito una pena di 3 anni di reclusione, riconoscendo all’uomo una parziale incapacità di intendere e di volere, discostandosi così dalla richiesta iniziale del pubblico ministero Davide Ercolani, che aveva proposto una condanna a 6 anni di carcere.
La vicenda affonda le radici in una mattinata di terrore vissuta dalla studentessa mentre si recava a scuola. Il primo contatto con l’aggressore era avvenuto a bordo di un autobus diretto verso il centro di Rimini; l’uomo aveva iniziato a importunare la giovane, sedendosi accanto a lei e continuando a infastidirla nonostante i suoi tentativi di cambiare posto per sfuggirgli. Come riportato successivamente dalla vittima al personale della Polizia di Stato, la situazione era precipitata una volta scesi dal mezzo pubblico alla fermata dell’Arco d’Augusto, intorno alle 8:00 del mattino, durante l’attesa della coincidenza.
Nel tentativo di sottrarsi all’insistenza dell’uomo, la quindicenne si era diretta verso il celebre monumento riminese, ma lo straniero l’aveva inseguita fino a raggiungerla. In quel momento si era consumata la violenza: il 37enne l’aveva afferrata per i capelli, iniziando a palpeggiarla nelle parti intime e arrivando a leccarle il volto. Durante l’aggressione, l’uomo aveva intimato alla minore di non gridare, minacciandola di farle del male se avesse chiesto aiuto. Nonostante lo shock, la ragazzina era riuscita a divincolarsi e a correre verso alcuni passanti, i quali avevano prontamente allertato le forze dell’ordine permettendo l’intervento di una volante.
Le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile, avevano beneficiato di un dettaglio fondamentale: la studentessa, presagendo il pericolo già durante il tragitto in bus, era riuscita a scattare una fotografia al suo aguzzino. Questo reperto, unito alle immagini parziali registrate dalle telecamere di videosorveglianza della zona, aveva permesso alla Polizia di identificare il cittadino pakistano, successivamente riconosciuto dalla vittima durante le procedure in Questura. Nonostante l’iniziale denuncia a piede libero e la difesa d’ufficio affidata all’avvocato Fabio Spiotta, l’iter processuale si è concluso con la conferma della sua responsabilità penale per quella violenta mattinata di oltre cinque anni fa.











