Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta ravennate relativa ai presunti certificati medici falsificati per evitare il trasferimento dei migranti irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Le recenti analisi delle conversazioni telefoniche rivelano come, subito dopo le perquisizioni dello scorso 12 febbraio, si sia mossa una vera e propria macchina di supporto legale e politico a favore dei sanitari indagati.
Già il 13 febbraio, la mattina successiva al blitz della polizia nel reparto di Malattie infettive, il referente della Società Italiana Medicina delle Migrazioni, Nicola Cocco, si era messo in contatto con una delle dottoresse coinvolte. Pur non essendo raggiunto da alcun avviso di garanzia, l’esponente dell’associazione le assicurò totale vicinanza, promettendo di attivarsi in ogni modo per aiutarli. La professionista, che già in passato aveva collaborato con lui per mappare le inidoneità, replicò descrivendo la situazione come un vero e proprio incubo e anticipando un imminente colloquio con il proprio legale.
Poche ore dopo, Cocco tornò a scriverle proponendo il lancio di un appello pubblico e garantendo che a stretto giro sarebbero state presentate delle interrogazioni in Parlamento. Una promessa che si è concretizzata in tempi rapidissimi. All’esterno dell’ospedale Santa Maria delle Croci venne infatti organizzato un partecipato sit-in di solidarietà per contestare le modalità delle perquisizioni. Alla manifestazione presero parte circa duecento persone, in quel momento totalmente ignare sia del contenuto delle chat intercorse tra gli indagati e la Simm fin dalla primavera del 2024, sia delle evidenze investigative. Tra i manifestanti spiccavano diverse figure legate al Partito Democratico locale, tra cui i medici Marco Montanari e Federica Giannotti, oltre alla consigliera Petia Di Lorenzo.
In quell’occasione era presente anche la deputata Ouidad Bakkali, la quale depositò puntualmente un’interrogazione parlamentare sul caso, criticando duramente le posizioni del ministro Matteo Salvini, che a caldo aveva invocato la radiazione e l’arresto per i camici bianchi. Parallelamente, il giorno dopo i controlli delle forze dell’ordine, il referente della Simm mise a disposizione degli indagati anche l’avvocato penalista di fiducia dell’associazione.
L’iter giudiziario si prepara ora a vivere un passaggio cruciale. Domani il giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek condurrà gli interrogatori preventivi. Al termine delle udienze dovrà decidere se accogliere la richiesta dei pubblici ministeri Daniele Barberini e Angela Scorza, che hanno sollecitato la sospensione di un anno dalla professione per tutti gli otto operatori sanitari sotto accusa.











