I quasi quattrocento militari italiani schierati nel Kurdistan iracheno hanno vissuto ore di massima allerta rintanati nei rifugi sotterranei. Nella tarda tardissima serata di ieri, martedì 11 marzo, la grande base di Camp Singara a Erbil è finita sotto il pesante fuoco balistico lanciato dall’Iran e dalle milizie filo-teheranesi. Nonostante la violenza dell’impatto, l’intero contingente tricolore è uscito illeso dal bombardamento.
Le conferme istituzionali e militari
La rassicurazione definitiva sulle condizioni dei nostri connazionali è arrivata direttamente dai vertici governativi e militari. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha comunicato tempestivamente l’assenza di vittime, aggiornamento reso noto in diretta televisiva dal deputato Angelo Bonelli, il quale ha letto pubblicamente un messaggio appena ricevuto dal ministro. Il responsabile del dicastero, muovendosi in sinergia con il capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, si è messo in contatto telefonico con il colonnello Stefano Pizzotti, al comando dell’installazione militare situata al crocevia tra Siria, Turchia e Iran. Lo stesso alto ufficiale, poco prima della mezzanotte, ha ribadito anche all’inviato della Rai Vincislao che tutti i soldati italiani stanno bene e si trovano al sicuro.
La dinamica dell’attacco
Il compound iracheno, condiviso con le forze armate statunitensi, è costantemente presidiato dai sistemi di difesa antiaerea Patriot. Le immagini satellitari, rivendicate successivamente dalle Guardie della Rivoluzione iraniana, hanno documentato la distruzione di almeno quattro edifici situati all’interno del perimetro fortificato. Fortunatamente, i vettori esplosivi hanno incenerito un’area situata sul versante opposto rispetto alla zona dei container dove alloggiano abitualmente gli uomini dell’Esercito italiano.
Il ruolo della missione Prima Parthica
La presenza nazionale in questo quadrante rientra nell’operazione Prima Parthica, nata sotto l’egida internazionale per contrastare l’avanzata jihadista. Dal 2014, su esplicita richiesta del governo della regione autonoma, gli specialisti italiani si occupano di addestrare i combattenti curdi Peshmerga, con l’obiettivo vitale di impedire la riorganizzazione dello Stato Islamico. Tuttavia, la posizione geografica nevralgica di Erbil e la forte presenza del Pentagono hanno trasformato la struttura in un bersaglio primario in questa nuova e drammatica escalation.
L’onda d’urto del conflitto sta coinvolgendo direttamente anche gli altri presidi gestiti dalla Difesa italiana nella regione. L’hub aereo strategico di Ali Al Salem in Kuwait, snodo logistico cruciale per lo spostamento di truppe, ha a sua volta subito le ripercussioni delle offensive missilistiche innescate in risposta alle operazioni congiunte israelo-americane. Lo scenario si presenta ugualmente critico sul fronte libanese, dove i caschi blu italiani si trovano attualmente schiacciati nella pericolosa terra di mezzo tra le operazioni di Israele e le roccaforti di Hezbollah.











