Maiolo, il Comune mura il Comitato: accesso agli atti negato, ora decide il Difensore Civico. La comunicazione del Comitato PER la Valmarecchia

Da settimane il Comitato PER la Valmarecchia si trova di fronte a un muro di silenzio. Al centro della vicenda c’è l’allevamento avicolo in località Cavallara, nel comune di Maiolo, e il diritto — sancito per legge — di accedere ai documenti pubblici che lo riguardano. Ma quei documenti non arrivano.

C’è un allevamento avicolo in località Cavallara, nel comune di Maiolo, in provincia di Rimini. C’è un gruppo di cittadini organizzati che vuole sapere se quell’allevamento rispetta le autorizzazioni che gli sono state concesse. E c’è un Comune che, da oltre quaranta giorni, non risponde. È questa, in sintesi, la storia che sta agitando la Valmarecchia in queste settimane — e che ora approda sul tavolo del Difensore Civico della Regione Emilia-Romagna.

Il 30 gennaio 2026, il Comitato PER la Valmarecchia ha presentato al Comune di Maiolo una formale richiesta di accesso agli atti, invocando la Legge 241/1990 e il FOIA — il Freedom of Information Act, lo strumento che garantisce a ogni cittadino il diritto di ottenere documenti dalla pubblica amministrazione. I documenti richiesti riguardano il Blocco A dell’impianto: SCIA, SCEA, planimetrie, parchetti esterni, suddivisione interna dei capannoni. Materiale tecnico, ma fondamentale per capire se ciò che è stato autorizzato corrisponde a ciò che esiste davvero.

La legge prevede una risposta entro trenta giorni. Quei trenta giorni sono passati senza che dal Comune arrivasse una sola parola. Il Comitato ha allora inviato una diffida formale, il 2 marzo: ignorata. Il 10 marzo ha attivato il cosiddetto potere sostitutivo, lo strumento che consente di sollecitare un intervento superiore quando l’ente competente rimane inerte: ignorato anche quello.

L’unica comunicazione arrivata dal Comune porta la data del 9 marzo — un giorno prima dell’attivazione del potere sostitutivo — e annuncia una sospensione dei termini motivata da una richiesta inoltrata all’Agenzia delle Entrate “in merito al Comitato”. Una risposta che, invece di chiarire, ha ulteriormente disorientato. Il Comitato la definisce senza mezzi termini “incomprensibile e giuridicamente irrilevante”.

Le ragioni per cui quella sospensione non ha basi giuridiche sono, secondo il Comitato, evidenti. Le segnalazioni ambientali possono essere presentate da chiunque, e l’identità del segnalante non incide in alcun modo sul diritto di accesso agli atti. L’Agenzia delle Entrate, poi, non ha alcuna competenza in materia edilizia o ambientale, e dunque interpellarla non produce alcun effetto rilevante sul procedimento in corso. Ma c’è di più: la sospensione è stata comunicata quando i trenta giorni previsti dalla legge erano già scaduti, il che la rende inefficace sul piano formale. Un atto tardivo, fuori tempo massimo, privo di conseguenze giuridiche.

Ciò che preoccupa il Comitato non è soltanto il contenuto della risposta, ma il suo schema. Nei giorni scorsi, anche l’AUSL aveva adottato una scelta analoga, sospendendo i propri procedimenti amministrativi con motivazioni estranee al merito delle questioni sollevate. In entrambi i casi, l’attenzione viene spostata dal problema — l’allevamento, i suoi numeri, la sua conformità — al soggetto che lo segnala, vale a dire i cittadini riuniti nel Comitato. Una tattica che, se ripetuta, rischia di trasformarsi in un sistema.

“Siamo stati costretti a rivolgerci al Difensore Civico perché il Comune non ha rispettato la legge, non ha esercitato il potere sostitutivo e non ha fornito alcuna risposta nel merito. La sospensione dei termini, adottata dopo la scadenza, è un atto che non produce effetti e che non può giustificare l’inerzia dell’Amministrazione. È preoccupante vedere che anche il Comune sta replicando la stessa impostazione già adottata dall’AUSL, spostando l’attenzione sul Comitato invece che sugli atti richiesti.”

Maurizio Menghini, Presidente del Comitato PER la Valmarecchia

Dietro la questione burocratica c’è una domanda molto concreta. La documentazione richiesta — planimetrie, suddivisione interna dei capannoni, conformità dei parchetti esterni — serve a verificare se la struttura fisica dell’allevamento corrisponde a quanto autorizzato. Serve a capire se i numeri dichiarati reggono al confronto con la realtà dei luoghi. E serve, in ultima analisi, a rispondere alla domanda che il Comitato pone con crescente insistenza: l’allevamento di Cavallara è davvero sostenibile rispetto alle autorizzazioni ricevute, o c’è qualcosa che non torna?

“Per quale motivo il Comune di Maiolo continua a ritardare l’accertamento di una verità che diventa ogni giorno più plausibile: l’insostenibilità dell’allevamento rispetto ai numeri autorizzati?” — è la domanda che Menghini definisce legittima e doverosa, e alla quale, finora, nessuno ha risposto.

Di fronte a questo muro, il Comitato ha scelto di percorrere la strada istituzionale. La segnalazione al Difensore Civico della Regione Emilia-Romagna è lo strumento previsto dall’ordinamento per tutelare i cittadini quando una pubblica amministrazione non rispetta le proprie procedure. Sarà ora il Difensore Civico a valutare il caso e, se lo riterrà opportuno, a intervenire per sbloccare l’accesso agli atti.

Il Comitato, tuttavia, avverte che questa non è necessariamente l’ultima mossa. Qualora l’inerzia del Comune dovesse continuare, non esclude di ricorrere al Codice del Processo Amministrativo, portando la vicenda davanti a un giudice. Il messaggio è chiaro: la pazienza ha un limite, e la legge è dalla loro parte.