Cronaca. Ravenna, medici “no-Cpr” indagati: Ausl li esonera dai certificati anti-rimpatrio

Gli otto medici indagati nell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio non saranno coinvolti nel rilascio di questo tipo di attestazioni. A indicarlo è stato il direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, che ha spiegato di aver chiesto ai primari dei reparti interessati di esonerare i professionisti da quella specifica attività.

La decisione arriva mentre la magistratura indaga su otto professionisti per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Carradori ha precisato che al momento l’Ausl non ha avviato né un’indagine interna né procedimenti disciplinari, perché la vicenda è ora all’esame dell’autorità giudiziaria e, secondo quanto riferito dal direttore generale, non ci sono elementi oggettivi che dimostrino comportamenti non conformi al protocollo.

Il direttore ha aggiunto di aver richiamato l’ospedale e i primari del Pronto soccorso e di Malattie infettive al rispetto rigoroso delle procedure previste. In base al protocollo, ha ricordato, i giudizi di idoneità o non idoneità all’ingresso nei Centri per i rimpatri devono essere rilasciati dal Pronto soccorso.

Carradori ha anche espresso preoccupazione per le possibili conseguenze di eventuali misure interdittive. Ha sottolineato che gli indagati rappresentano una quota molto rilevante dell’équipe specialistica e che una loro eventuale sospensione potrebbe avere ripercussioni sul servizio pubblico.

Sui medici coinvolti, il direttore generale ha ribadito di non aver assunto provvedimenti disciplinari e di continuare ad attribuire loro fiducia fino a quando le ipotesi della Procura non saranno eventualmente dimostrate. Ha inoltre osservato che un’interpretazione, per quanto criticabile, di una norma o di una procedura non equivale automaticamente a un reato.

Quanto a una possibile costituzione di parte civile da parte dell’azienda sanitaria, Carradori ha chiarito che una simile scelta potrà essere valutata solo se verrà provato che una certificazione attesti il falso. Per ora, ha concluso, l’obiettivo dell’Ausl è escludere rischi e garantire la continuità del servizio.