Una vicenda che affonda le radici nel 2012 e che per oltre un decennio ha attraversato le aule giudiziarie sta per arrivare al suo epilogo. Il caso, nato da un’indagine dei Carabinieri su un giro di prostituzione maschile che aveva come teatro notturno persino il parcheggio del Tribunale di Rimini, vede oggi, giovedì 12 marzo 2026, delinearsi destini processuali opposti per gli ultimi due imputati rimasti. Sebbene la rete originale contasse quattro persone accusate di sfruttamento e favoreggiamento, due di esse (un 33enne e un 54enne) hanno già chiuso i conti con la giustizia tramite patteggiamento, lasciando che il dibattimento proseguisse per le posizioni restanti.
Al centro dell’attuale scontro legale vi sono un 65enne e un 49enne, le cui responsabilità sono pesate in modo differente dalla Procura. Per il primo, assistito dall’avvocata Michela Vecchi, la stessa pubblica accusa ha formulato una richiesta di assoluzione. Situazione ben più complessa per il 49enne, difeso dagli avvocati Angelo Gencarelli e Patrizia Cervesi: nei suoi confronti pende l’aggravante prevista dall’articolo 4 della legge Merlin, poiché le condotte contestate sarebbero state reiterate verso più persone. Proprio questa aggravante gioca un ruolo cruciale sulla timeline giudiziaria, estendendo i termini della prescrizione e sottraendo l’uomo a un proscioglimento automatico che ha invece favorito altri coinvolti.
La ricostruzione accusatoria dipinge un sistema organizzato in cui i due imputati avrebbero agito come veri e propri intermediari, procacciando i clienti e occupandosi della logistica. In particolare, avrebbero utilizzato le proprie vetture per accompagnare gli escort agli appuntamenti galanti, ricevendone in cambio un compenso economico. Al 49enne viene inoltre contestato di aver trasformato la propria abitazione in una sede per gli incontri sessuali. Di contro, la difesa respinge con forza l’ipotesi di un profitto da sfruttamento, sostenendo che le somme ricevute non fossero altro che rimborsi spese minimi per il carburante e per il disturbo del trasporto.
Un ulteriore elemento di dibattito riguarda il profilo psicologico del 49enne. I suoi legali hanno infatti posto l’accento sulla particolare fragilità dell’uomo, descrivendolo come un soggetto facilmente manipolabile, nonostante una perizia tecnica lo abbia dichiarato pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Mentre il tempo sembra aver cancellato le responsabilità penali per gran parte dei protagonisti di questo scandalo scoppiato quattordici anni fa, per l’ultimo imputato il verdetto è ormai dietro l’angolo: il giudice ha infatti fissato per il prossimo 8 ottobre la decisione definitiva sulla condanna.












