Il Mago dei Tavolucci e il trucco della sparizione: San Marino, dove un giudice può sovvertire un sistema democratico e poi svanire come un coniglio nella tuba … di Enrico Lazzari

Cari sammarinesi, se cercate un corso accelerato di magia, non andate al Festival della Magia che si apre oggi sul Titano… Fatevi un giro negli “archivi” dei Tavolucci, del Palazzo di Giustizia. Qui abbiamo avuto per anni il miglior illusionista del secolo: Alberto Buriani. Un uomo capace di far sparire intere carriere politiche come fossero un coniglio che cade nella tuba. E che oggi, con un ultimo, magistrale numero, sembra esser riuscito, addirittura, a far sparire sé stesso.

La notizia circola da mesi tra i tavolini dei bar e i corridoi di Palazzo come un refolo di nebbia: “Buriani avrebbe lasciato la Repubblica”. Lo ha sussurrato con amara lucidità Matteo Zeppa (RETE), chiedendosi dove sia finito l’ex Commissario della Legge proprio quando per lui, con la condanna in appello a quattro anni di galera, l’aria della Torre Guaita si faceva pesante.

E qui – se queste voci rispondessero al vero, come temo – la domanda sorge spontanea, con quel pizzico di cattiveria che solo la logica sa regalare: com’è possibile che in uno Stato di soli 61 chilometri quadrati — dove se starnutisci a Dogana ti dicono “salute” a Città — un cittadino straniero che rischia l’esecuzione della pena sia stato lasciato libero di passeggiare verso il confine? Come è possibile che in qualche stanza del Tribunale, nessuno abbia pensato potesse sussistere il pericolo di fuga e, quindi, ricorrere agli arresti cautelari?

Non sono un magistrato, non sono un avvocato, non mastico il codice penale e le sue illogicità, ma a rigor di logica la domanda mi pare doverosa… O, forse, mi vien da chiedermi sarcasticamente, le autorità pensavano che, per masochismo, sarebbe rimasto a godersi la vista delle celle dei Cappuccini?

Ricordiamocelo, il decennio di Buriani. Non è stato un periodo di giustizia, è stato un safari. Un pool di magistrati che, sotto la guida del nostro Inquisitore, ha abbattuto una generazione politica come se i vari Gatti, Podeschi, Stolfi, Andreoli e così via fossero sagome issate come bersagli al luna park.

Vogliamo fare l’appello dei “fantasmi” politici che Buriani ha creato?

Gabriele Gatti e Claudio Podeschi: I nemici giurati, messi alla gogna, arrestati, dipinti come i mali assoluti. Risultato? Nessuna condanna in sentenze definitive.
Giovanni Lonfernini e Pier Marino Menicucci:Coinvolti nel turbine del “Conto Mazzini”, hanno dovuto guardare le loro carriere sgretolarsi. Esito? Assoluzione piena o, nel secondo caso, anche proscioglimento.
Fiorenzo Stolfi: Il simbolo di un’epoca, travolto da accuse monumentali che, al traguardo finale, non hanno prodotto alcuna condanna nella sentenza definitiva.
Claudio Felici: Costretto alle dimissioni da Segretario di Stato per accuse che si sono rivelate, nel merito, un buco nell’acqua…

In pratica, Buriani non ha bonificato il terreno: lo ha semplicemente arato per far posto a chi non ha saputo, poi, fermare la scalata ai posti chiave della Repubblica dei suoi presunti sodali in una – per ora altrettanto presunta – “associazione a delinquere”.

Altro che associazione: se qualcuno volesse riunire tutti i “puntini”, traccerebbe il disegno di un “Golpe Bianco”in piena regola. Mentre lui firmava rinvii a giudizio e girava le chiavi delle celle dei Cappuccini, c’era chi — tra chi, come lui, è rinviato a giudizio nell’inchiesta di Elisa Beccari — “correggeva” e vagliava Decreti Legge in materia bancaria e finanziaria finalizzati a favorire gli amici di Banca CIS. Un sistema perfetto: la toga colpiva i nemici, la “Cricca” occupava e la politica – senza esser maliziosi – non vedeva ciò che accadeva…

Così, oggi, mentre l’Italia si scanna per votare la Riforma Nordio cercando di riportare equilibrio fra i tre cardini della democrazia, San Marino che fa? Si guarda allo specchio e si pettina. La Repubblica sembra non aver imparato nulla dal “Caso Buriani”. Non mi sembra che anche l’ultima riforma abbia inserito quegli anticorpi capaci di impedire a un singolo Commissario della Legge di accumulare un potere tale da poter ribaltare l’ordine democratico del Paese. Il sistema sammarinese resta vulnerabile alle distorsioni. Del resto, se un magistrato forestiero può arrivare, decapitare lo Stato, e poi andarsene senza che nessuno se ne accorga, allora il problema non è Buriani. Il problema è un sistema che ha le difese immunitarie di un malato di Aids.

Non voglio fare il corvo, ma il conto non torna. San Marino rischia di restare con un pugno di mosche e un debito morale immenso. Mentre le vittime del “periodo del terrore” cercano di ricostruire i cocci delle loro vite, il protagonista della stagione più buia della giustizia sammarinese potrebbe essere già lontano, magari a godersi la pensione in una qualche villa oltre confine, in qualche terra dove la parola estradizione non trova traduzione nella lingua locale… Magari, addirittura, ridendo di quel piccolo Stato che gli ha permesso di giocare a fare Dio per dieci anni.

Cari sammarinesi, la giustizia non è un atto di fede verso un uomo solo. È un sistema di pesi e contrappesi. Se il peso della toga schiaccia il Paese e il contrappeso della politica è troppo leggero per fermarlo, non chiamatela democrazia. Chiamatelo pure spettacolo di magia, anche senza Magica Gilly.

Ma ricordate: nel trucco della sparizione, a sparire non è mai il mago. È sempre il Rolex degli spettatori… Solo poi sparisce anche l’illusionista.

Enrico Lazzari