La settimana finanziaria è stata dominata da geopolitica e petrolio, due fattori che hanno cambiato rapidamente l’umore dei mercati globali.
All’inizio di marzo il crude oil si trovava intorno ai 70 dollari al barile. Con l’aumento delle tensioni legate alla guerra il prezzo è salito rapidamente fino a 120 dollari. Un movimento molto forte che riflette il timore di possibili problemi nelle forniture energetiche mondiali.
Poi è arrivata la politica. Un tweet del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha improvvisamente calmato i mercati e nel giro di una sola giornata il petrolio è crollato fino a circa 77 dollari. Questo dimostra quanto oggi i mercati siano influenzati non solo dai dati economici ma anche dalle dichiarazioni politiche.
Grafico Futures Crude Oil (petrolio) + 41% da inizi Marzo
Negli ultimi giorni il prezzo è però tornato a salire fino a circa 97 dollari. Dal punto di vista tecnico ora ci troviamo davanti a una zona decisiva. L’area tra 102 e 105 dollari rappresenta una forte resistenza. Se dovesse essere superata potremmo assistere a un nuovo impulso rialzista. Tuttavia in questo momento è la geopolitica, più dell’analisi tecnica, a guidare i mercati.
Anche gli indici americani stanno mostrando maggiore nervosismo. Dopo un inizio settimana positivo, da martedì sono tornate le vendite. Il Nasdaq resta sotto pressione e tecnicamente potrebbe tornare verso l’area dei 24.000 punti, livelli già visti intorno all’8 marzo. Per lo S&P 500 il livello chiave resta la zona dei 6.000 punti.
Grafico SP500
Un dato interessante riguarda i grandi titoli tecnologici. Molti dei cosiddetti Magnificent Seven, come Apple, Amazon, Meta e Nvidia, sono ancora sotto i livelli di inizio anno. Questo indica che il mercato non è in un vero trend ribassista, ma neppure in una fase di forte crescita.
La sensazione è che negli Stati Uniti si stia cercando di sostenere i mercati per evitare un crollo più profondo. Un forte ribasso delle borse avrebbe conseguenze economiche e politiche importanti e per questo ogni segnale di panico viene spesso gestito con interventi o comunicazioni mirate.
Per l’Europa e per l’Italia la situazione è ancora più delicata. L’economia europea è molto dipendente sia dall’energia sia dall’andamento dei mercati americani. Quando Wall Street rallenta, anche le borse europee tendono a seguire la stessa direzione.
La Borsa italiana lo sta già dimostrando. Dal 27 febbraio il mercato italiano ha perso circa il 7-8 per cento. Se la situazione geopolitica dovesse peggiorare e la guerra continuare, non è escluso un ritorno verso l’area dei 40.000 punti sul principale indice italiano, che significherebbe una discesa intorno al 10 per cento dall’inizio dell’anno.
Grafico futures italiano
Il petrolio alto inoltre rischia di alimentare l’inflazione anche in Europa, aumentando i costi per imprese e famiglie e rallentando gli investimenti.
Per ora i mercati restano sospesi tra guerra, energia e politica. Le prossime settimane saranno decisive per capire se assisteremo a una stabilizzazione oppure a una nuova fase di forte volatilità nei mercati globali.
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Joseph Gasperoni














