A San Marino girano voci insistenti, e a San Marino le voci hanno spesso un fondamento.
Nei corridoi dei palazzi del Titano si parla con crescente insistenza di un incontro avvenuto a Bruxelles alcune settimane fa tra il Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari e un esponente di governo bulgaro, un ministro.
Nessuna comunicazione ufficiale, nessun comunicato della Segreteria.

Un incontro che, se confermato, sarebbe di straordinaria rilevanza politica perche’ il procedimento penale sui 15 milioni sequestrati , quelli versati dalla Starcom Holding nell’ambito della tentata acquisizione di Banca di San Marino, è ancora aperto, ancora sotto segreto istruttorio.
E la Bulgaria, come si sa, è la nazione di provenienza di Assen Christov, l’uomo forte dietro quell’operazione, figura notoriamente vicina ad ambienti di potere a Sofia e che, come aveva minacciato, aveva fatto astenere molti commissari europei nell’ultima votazione sull’accordo.
Il ragionamento che si fa sul Titano è semplice, quasi geometrico. I bulgari, fino a ieri, erano accusati di usare il dossier sull’accordo di associazione con l’UE come strumento di pressione: blocco o rallentamento del percorso europeo come merce di scambio per ottenere una trattativa sui procedimenti giudiziari aperti.
Poi, quasi improvvisamente, Assen Christov cambia postura, ora è favorevole. Quindi cosa è successo, quale fatto ha fatto cambiare idea al magnate bulgaro?
L’inversione ad U bulgara merita attenzione.
Chi aveva tirato fuori quei 15 milioni ora se li è visti congelare.
Chi aveva usato l’accordo europeo come grimaldello ora sembra, almeno apparentemente, avere smesso. Coincidenza? Forse. Ma la politica non funziona a coincidenze.
L’altro dato che fa pensare è il comunicato del Dirigente del Tribunale Giovanni Canzio.
Il testo parla di prove consistenti di un “piano parallelo” orchestrato da un gruppo di sodali, finalizzato a costringere, anche con il supporto di vari personaggi politici, associazioni private e uomini d’affari, le Autorità sammarinesi a una trattativa, mediante indebite pressioni e la minaccia di ostacolare e delegittimare il percorso di associazione con l’Unione Europea. Politici, dice Canzio. Non un aggettivo usato a caso.
Ora si apre la domanda che nessuno vuole fare ad alta voce: come si può istruire un procedimento credibile contro persone che avrebbero provato a mettere in contatto il Segretario Beccari con ambienti bulgari vicini a Christov, se il Segretario stesso, secondo le voci che vanno confermate o smentite, ha poi incontrato direttamente un ministro di quel paese?
La logica processuale non funziona con le asimmetrie.
O quell’incontro non c’è stato, e allora basta smentirlo ufficialmente.
O c’è stato, e allora il Parlamento ha il diritto di sapere tutto: chi, quando, con quale mandato, e perché non è stato comunicato alle commissioni competenti.
In Commissione Affari Esteri, diversi consiglieri di opposizione avevano già sollevato dubbi sulla gestione delle informazioni e sul ruolo del Parlamento nell’intera vicenda bulgara.
Il quadro che emerge ha una sua coerenza interna. Marco Beccari, padre del Segretario, storico esponente democristiano, ha gestito contatti con i bulgari nella fase dell’operazione BSM.
Luca Beccari, secondo insistenti voci da confermare, siede al tavolo di Bruxelles con un ministro bulgaro e tratta l’accordo europeo.
Nel mezzo, 15 milioni sequestrati, un “piano parallelo” con pressioni su magistratura e governo, e una Bulgaria che prima minaccia di bloccare l’accordo e poi si fa silenziosa.
I puntini ci sono. Unirli è un atto dovuto.
La Segreteria agli Esteri dovrebbe chiarire o smentire.
Il Consiglio Grande e Generake dovrebbe chiedere.
La magistratura, che di pressioni politiche ne ha già denunciato l’esistenza, dovrà decidere.
I cittadini osservano esterrefatti.
Marco Severini – direttore GiornaleSM











