Il Segretario di Stato alla Giustizia, Stefano Canti, ha preso la parola nel comma comunicazioni del Consiglio Grande e Generale con un intervento che ha spostato il baricentro del dibattito dalla polemica politica alla procedura istituzionale, e lo ha fatto con una mossa che rischia di ribaltare quanto detto sino ad ora.
Canti ha aperto attaccando il tenore complessivo della sessione. Il messaggio che la politica sta mandando al paese, ha detto, è devastante. Devastante per i giovani presenti in aula. Devastante per i cittadini. La giustizia non può diventare terreno di regolamento di conti, e chi mostra nostalgia per un’epoca in cui la politica nominava giudici, orientava le sentenze e interferiva con la magistratura non sta difendendo lo stato di diritto: lo sta smantellando per fini di parte.
Il riferimento a Buriani e alla cricca, citato due volte, con insistenza deliberata, guardando verso Repubblica Futura, è inequivocabile.
Sul merito della vicenda Banca di San Marino, il Segretario ha fornito una ricostruzione precisa di quanto accaduto questa mattina in Commissione giustizia. Ha convocato la riunione proprio per condividere con tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione, la documentazione in possesso del governo, inclusi gli atti relativi alla costituzione di parte civile del Congresso di Stato. La Commissione giustizia, ha spiegato, è la sede appropriata per questo tipo di condivisione: garantisce riservatezza e parità informativa.
L’opposizione si è rifiutata di ricevere i documenti.
Canti lo ha detto esplicitamente, senza smussare. I rappresentanti dei partiti di opposizione in commissione hanno declinato, adducendo la necessità di consultarsi con i rispettivi gruppi consigliari.
Peccato, ha osservato il Segretario, che quegli stessi partiti siano poi intervenuti in aula citando nel dettaglio contenuti che corrispondono esattamente a quella documentazione (facendo riferimento a Rete) il che porta a concludere che ne fossero già in possesso.
La contraddizione è netta: si rifiuta la trasparenza in commissione, si alimenta lo scontro in aula, si usano atti riservati come munizione politica.
Canti ha letto questa dinamica come strumentalizzazione deliberata, incompatibile con un confronto istituzionale maturo.
Il governo, ha concluso, non ha niente da nascondere. È favorevole all’istituzione di una commissione d’inchiesta, nei tempi e nelle forme dovute.
Ha cercato la condivisione nella sede più opportuna. È stato l’interlocutore a sottrarsi, ovvero l’opposizione
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