Ieri in comma comunicazioni è successa una cosa che sospettavo da tempo e che ho avuto conferma definitiva.
Le opposizioni, quasi compatte, lanciavano strali in aula dichiarando di non conoscere i fatti, rifiutando in Commissione Giustizia i fascicoli che il Segretario Canti aveva proposto in modo collaborativo. Una pantomima, un falso teatrino dell’indignazione selettiva.
Perché nel momento in cui si trattava di affrontare la questione più esplosiva sul tavolo, l’incontro tra il Segretario agli Esteri Luca Beccari e un ministro bulgaro a Bruxelles, incontro che ad oggi la Segreteria Esteri non ha smentito, quasi nessuno ha aperto bocca. Un silenzio assordante ma politicamente parlante.
Dopo quell’incontro, che abbiamo scritto ieri, la linea di Assen Christov, il magnate bulgaro, ha fatto una strana inversione ad U: da oppositore dichiarato dell’accordo di associazione con l’Unione Europea a sostenitore della sua chiusura, con tanto di dito puntato contro chi si opponeva alla firma. Un sospetto cambio di postura, di quella portata, che non si spiega da solo.
Nel frattempo la magistratura sammarinese indaga. Il dirigente del Tribunale Canzio ha messo nero su bianco l’esistenza di pressioni da parte di ambienti politici e privati. Il procedimento sui 15 milioni sequestrati è aperto ed è ancora sotto segreto istruttorio. In questo contesto, un incontro diretto tra il Segretario agli Esteri e un esponente di governo bulgaro, nazione del potentissimo magnate Christov, figura al centro dell’intera vicenda, non è un dettaglio diplomatico di routine.
È un fatto politico di prima grandezza.
L’unico partito che ha avuto il coraggio di evidenziarlo in aula è stato Motus Liberi, con un grandioso intervento del consigliere, ex segretario di stato, l’avvocato Fabio Righi. Gli altri? Silenzio, o peggio, cortina fumogena.
E qui si apre lo scenario più inquietante. Quel silenzio non è casuale, non è prudenza, non è attesa dei fatti. È convergenza. Certe opposizioni stanno oggettivamente con quella parte della maggioranza che copre Beccari — quella che obtorto collo glissa, abbassa la testa e preferisce non vedere il caos che il Segretario agli Esteri sta producendo, dentro e fuori dai confini.
Una convergenza che ha una sua logica se si guarda oltre il presente: c’è chi sul Titano sogna un riassetto politico trasversale, un governo parallelo costruito attorno a due nomi, Luca Beccari e Nicola Renzi. Un asse che scavalca le attuali divisioni di schieramento e che spiegherebbe molte delle reticenze, molti dei silenzi proprio su Beccari, molte delle prudenze che stonano con il ruolo dichiarato di chi siede sui banchi dell’opposizione.
Avete mai sentito Repubblica Futura attaccare il Segretario Luca Beccari? Fateci caso, anche tu caro lettore che stai leggendo ora questo mio articolo. Questa cosa puzza e da molto!
Non è fantapolitica. È la lettura di comportamenti concreti, osservabili, ripetuti. Quando l’opposizione smette di opporre su ciò che conta davvero, la domanda non è se sia incompetente. La domanda è a chi stia facendo un favore.
San Marino ha bisogno di sapere cosa si è detto a Bruxelles. Ha bisogno di sapere se l’accordo di associazione, il percorso più importante della storia recente del paese, è stato negoziato anche attraverso canali paralleli e incontri non comunicati al Parlamento. Ha bisogno di un’opposizione che faccia il suo lavoro, non che si nasconda dietro i fascicoli rifiutati in commissione come scudo per non affrontare l’essenziale.
Chi tace su questo, sceglie. E la scelta ha un nome.
Marco Severini – direttore GiornaleSM











