Guerra in Medio Oriente. Baghdad, droni contro l’ambasciata Usa: illesi gli italiani in hotel

La crisi in Medio Oriente registra un’ulteriore e violenta escalation nella giornata di oggi. A Baghdad, la sede diplomatica degli Stati Uniti è finita nel mirino di un attacco condotto con razzi e droni, che ha causato un’esplosione e il sollevamento di un’intensa colonna di fumo. Nelle ore immediatamente precedenti, un’altra offensiva aerea aveva interessato un albergo della capitale irachena che ospitava alcuni membri del personale italiano, i quali sono fortunatamente scampati alla deflagrazione senza riportare conseguenze.

L’ambasciata USA di Bagdad

L’offensiva israeliana su due fronti

Nel frattempo, le forze armate israeliane hanno sferrato una massiccia ondata di bombardamenti notturni. Le operazioni hanno colpito simultaneamente le infrastrutture di Hezbollah a Beirut, interessando diversi quartieri della periferia meridionale, e la capitale iraniana. Secondo fonti vicine agli apparati di difesa, il raid su Teheran mirava a neutralizzare un alto esponente del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, sebbene gli esiti dell’operazione rimangano ancora da chiarire con esattezza.

La reazione di Teheran e il caos nel Golfo

La risposta militare non si è fatta attendere, con il lancio di missili balistici dall’Iran verso il nord e il centro di Israele. I sistemi di allarme sono scattati anche a Tel Aviv, ma l’attivazione della contraerea ha evitato il ferimento di civili. Le tensioni si sono rapidamente estese all’intero Golfo Persico: ad Abu Dhabi, i detriti di un vettore intercettato in volo hanno causato la morte di un cittadino pakistano, mentre allerte per minacce aeree e forti deflagrazioni hanno gettato nel panico le città di Dubai e Doha. Parallelamente, le autorità iraniane hanno comunicato di aver arrestato dieci persone nella provincia nord-orientale del Paese, accusandole di spionaggio per conto di potenze straniere.

Lo stallo diplomatico internazionale

Sul fronte geopolitico, gli Stati Uniti premono per formare una coalizione navale a tutela dello stretto di Hormuz, trovando però un forte scetticismo tra i paesi alleati. Il governo australiano ha escluso categoricamente l’invio di proprie navi militari nell’area, confermando solo il supporto aereo. In Europa, la presidenza francese ha convocato per il pomeriggio odierno un consiglio di difesa straordinario per valutare l’aggravarsi del conflitto, mentre il governo cinese ha fatto sapere di mantenere aperti i canali di comunicazione con l’amministrazione americana per monitorare i futuri assetti della regione.