Romagna, a Roma la protesta dei balneari davanti Montecitorio contro le gare

Ieri le piazze della Capitale sono tornate a riempirsi per la mobilitazione nazionale degli operatori balneari. Centinaia di lavoratori del settore si sono radunati nei pressi di Montecitorio per far sentire la propria voce contro l’applicazione della direttiva Bolkestein e lo spettro delle imminenti gare pubbliche per l’assegnazione delle concessioni demaniali.

A tirare le fila della manifestazione è stato il comitato spontaneo Balneatori Incazzati Uniti, già promotore di diverse azioni di dissenso nel recente passato. Il presidio ha preso il via sotto gli uffici di Confcommercio, per poi spostarsi direttamente davanti alla Camera dei Deputati. Attraverso striscioni e cori, i partecipanti hanno preteso un dialogo faccia a faccia con l’esecutivo, puntando il dito contro un presunto cambio di rotta della maggioranza. I manifestanti hanno infatti ricordato le passate prese di posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a suo tempo fermamente contraria all’attuazione della normativa europea sulle spiagge.

Al centro delle rivendicazioni c’è la tutela di oltre trentamila realtà imprenditoriali a conduzione familiare, che ora temono per la propria sopravvivenza. La tesi sostenuta dalla categoria è che il rilascio delle concessioni non debba sottostare alle regole imposte da Bruxelles, basandosi sul presupposto che in Italia non vi sia un’effettiva carenza di litorali disponibili. Una linea appoggiata con forza anche da Assobalneari Italia, i cui vertici hanno definito l’attuale lettura della direttiva comunitaria come un’interpretazione falsata, esortando il governo a difendere il comparto turistico nei palazzi europei.

L’attenzione degli addetti ai lavori è ora tutta concentrata sulla pubblicazione del bando tipo che detterà le linee guida per le future procedure di riassegnazione, un documento cruciale destinato a stravolgere gli equilibri dell’intero settore. Nel frattempo, gli operatori non sembrano disposti a fare passi indietro e hanno già preannunciato la volontà di organizzare nuove proteste finché non otterranno risposte tangibili e tutele per il loro futuro lavorativo.