Guerra Medio Oriente, raid israeliano su Teheran: uccisi Larijani e Soleimani

Le forze armate israeliane hanno annunciato oggi di aver eliminato in un’operazione mirata nella capitale iraniana due figure di altissimo profilo del regime di Teheran. Si tratta del segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, e del comandante delle milizie Basij, Gholamreza Soleimani. Il duplice attacco aereo, condotto sulla base di precise informazioni dell’intelligence militare, rappresenta uno dei colpi più duri inferti negli ultimi anni alla struttura dirigenziale della Repubblica islamica.

L’operazione contro Soleimani

Il comandante delle forze Basij guidava questa componente paramilitare da circa sei anni. Secondo la ricostruzione fornita da Tel Aviv, le Basij hanno svolto un ruolo di primo piano nella repressione delle proteste interne, distinguendosi per arresti di massa e uso sistematico della violenza contro i manifestanti. L’eliminazione di Soleimani si inserisce in una più ampia strategia israeliana volta a decapitare progressivamente i vertici dell’apparato di sicurezza iraniano. Le forze armate dello Stato ebraico hanno fatto sapere che le operazioni proseguiranno senza sosta contro i comandanti militari di Teheran.

Il messaggio postumo di Larijani sul martirio

La conferma della morte di Ali Larijani è arrivata dalle autorità israeliane, mentre sul canale Telegram ufficiale dell’alto funzionario è comparso un messaggio postumo dedicato proprio al tema del martirio. Il testo, rivolto ai membri della marina iraniana caduti dopo l’affondamento della nave Dena all’inizio di marzo, esalta il sacrificio in nome della lotta contro “gli oppressori internazionali”.

Nel messaggio, Larijani definisce la morte dei militari come parte integrante dello spirito di sacrificio del popolo iraniano, assicurando che il loro ricordo rafforzerà per anni le fondamenta delle forze armate della Repubblica islamica. Il testo si conclude con una preghiera affinché i caduti possano raggiungere gradi spirituali elevati. Il riferimento al martirio richiama uno dei pilastri della tradizione sciita, incarnato dalla figura dell’imam Hussein, ucciso nella battaglia di Karbala nel settimo secolo, simbolo del sacrificio supremo in difesa della fede e della comunità.

L’annuncio sulle spie straniere

Parallelamente, nella giornata di oggi le Guardie della Rivoluzione hanno reso noto l’arresto di dieci persone accusate di spionaggio per conto di potenze straniere. L’operazione è stata condotta nella provincia nord-orientale del Razavi Khorasan. Le autorità non hanno voluto precisare la nazionalità dei fermati, limitandosi a definirli “mercenari e traditori”. Secondo quanto diffuso dall’agenzia Isna, quattro degli arrestati erano impegnati nella raccolta clandestina di informazioni su installazioni sensibili e infrastrutture economiche strategiche, mentre i restanti sarebbero legati a un’organizzazione di matrice monarchica considerata terroristica dal regime.