Emergono dettagli sempre più agghiaccianti sui cosiddetti “safari umani” organizzati durante la guerra nei Balcani degli anni Novanta. Secondo quanto rivelato oggi dal quotidiano Il Giorno, a margine della presentazione del libro “I cecchini del weekend” firmato da Ezio Gavazzeni, facoltosi italiani avrebbero pagato cifre astronomiche per partecipare a spedizioni armate contro i civili assediati di Sarajevo. E per chi colpiva a segno, era previsto un macabro premio: un bossolo ornato con un fiocco colorato, blu se la vittima era un bambino, rosa se era una bambina.
Il sistema dei “ricordi” e la testimonianza del francese
A ricostruire questo scenario disturbante è una fonte nota come “il francese”, ex membro dell’organizzazione clandestina che avrebbe orchestrato le trasferte criminali. L’uomo ha raccontato che le tariffe applicate erano altissime e che i pagamenti avvenivano rigorosamente in contanti, generando “una montagna di soldi”.
Dietro queste operazioni ci sarebbe stata una società di security milanese con ramificazioni internazionali. I clienti, spesso persone note e benestanti, raggiungevano la Bosnia durante gli anni dell’assedio per combattere la noia e cercare adrenalina, esattamente come in una battuta di caccia. In cambio dell’esperienza criminale ricevevano il “ricordo”: il bossolo con il fiocco seguiva un codice preciso e disturbante. Oltre al blu e al rosa per i minori, era previsto il rosso per gli uomini adulti, il giallo per le donne, mentre combinazioni con il verde indicavano militari e quelle con il nero gli anziani. Un linguaggio simbolico che trasformava l’orrore in un sadico gioco a premi.
I viaggi camuffati e i sospetti su noti imprenditori
Stando alle testimonianze raccolte, i partecipanti partivano dall’Italia mascherando le spedizioni da missioni umanitarie. Per attraversare i confini venivano utilizzati veicoli con simboli riconducibili alla Croce Rossa. L’organizzazione poggiava su una rete articolata con contatti tra Milano, l’estero e ambienti della criminalità balcanica e russa. Parte degli incassi finiva nelle casse di gruppi armati locali.
Tra i racconti più inquietanti figura quello di un imprenditore molto noto che, si legge nel resoconto giornalistico, “a volte si vede ancora in televisione” e che in sole sei ore avrebbe speso in obiettivi 280 milioni di lire dell’epoca, oltre alle spese accessorie. L’inchiesta è attualmente al vaglio della Procura di Milano, che ha già iscritto nel registro degli indagati alcune persone per omicidio volontario. Gli accertamenti proseguono per identificare altri possibili coinvolti e per smantellare le ramificazioni italiane dell’organizzazione criminale.











