Cronaca. San Marino, riciclaggio del narcos vibonese: Cassazione italiana conferma le condanne di Giorgio Galiano e Walter Vendemini, ex direttore del Credito Sammarinese

Si chiude definitivamente con un doppio verdetto di colpevolezza il processo scaturito dall’operazione “Decollo money”, scattata nel gennaio 2012 sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Ieri la seconda sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro nel giugno dello scorso anno, già a sua volta confermativa della decisione di primo grado del Tribunale collegiale vibonese del 20 aprile 2021.

Le condanne definitive

Restano così definitive le condanne per riciclaggio – senza tuttavia il riconoscimento delle aggravanti mafiose – a carico di Giorgio Galiano, cinquantunenne di Vibo Valentia e genero del defunto broker della cocaina Vincenzo Barbieri, assassinato a San Calogero nel marzo 2011, e di Walter Vendemini, settantunenne di Santarcangelo di Romagna ed ex direttore generale del Credito Sammarinese. Per entrambi gli imputati la pena ammonta a tre anni e quattro mesi di reclusione, accompagnata dall’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La condanna di Vendemini risulta aggravata dalla circostanza che il reato sarebbe stato commesso nell’esercizio della sua attività professionale.

Il tentativo di riciclare 15 milioni

Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri Salvatore Curcio e Paolo Petrolo, il tentativo di riciclare i proventi del narcotraffico gestito da Vincenzo Barbieri attraverso l’istituto di credito sammarinese ammontava complessivamente a quindici milioni di euro. La Suprema Corte ha accertato che, dopo un primo incontro del 9 dicembre 2010, le trattative relative all’operazione erano intercorse esclusivamente tra Barbieri e Vendemini.

 

Il direttore della banca, recatosi in un hotel, aveva trasportato una prima volta, il 28 dicembre 2010, un borsone contenente circa seicentomila euro in contanti consegnatigli dal trafficante. Il denaro era stato poi depositato nelle casse dell’istituto dopo il conteggio effettuato dal cassiere. Su indicazione di Vendemini, al responsabile dell’antiriciclaggio Barbieri era stato presentato come un albergatore di origini calabresi con precedenti penali trascurabili, ottenendo l’apertura urgente di un conto corrente.

Le verifiche e il blocco dell’operazione

La mattina successiva, però, qualcuno in banca si era accorto che il nominativo di Barbieri compariva nella world check come soggetto legato al clan Mancuso e arrestato nel giugno 2009 per narcotraffico. Vendemini aveva tuttavia rassicurato tutti dichiarando che si trattava di un suo contatto personale. Il 3 gennaio 2011, il direttore era tornato in hotel dove Barbieri gli aveva consegnato un secondo borsone con oltre settecentomila euro, versati nuovamente sul conto del narcotrafficante.

Il 10 gennaio 2011, Vendemini aveva comunicato ai colleghi l’intenzione di aprire un nuovo conto intestato a Giorgio Galiano, sul quale far transitare le somme già depositate, spiegando che il genero di Barbieri avrebbe acquistato certificati di deposito per un milione e duecentomila euro da utilizzare come garanzia per un fido dello stesso importo da concedere al suocero. A seguito di una nuova segnalazione di operazione sospetta, il presidente dell’istituto aveva però deciso di bloccare tutto. Il 31 gennaio 2011, dopo l’arresto di Barbieri avvenuto il 26 gennaio, il consiglio di amministrazione aveva definitivamente sospeso il perfezionamento della pratica.

Per la Cassazione, Vendemini è stato il “regista dell’intera operazione di dissimulazione dell’origine delittuosa del denaro”, confermando che le somme provenivano dal traffico internazionale di stupefacenti per il quale Barbieri era stato condannato in via definitiva.