Il Segretario Beccari ha detto, ieri nel Comma Comunicazioni del Consiglio Grande e Generale, di aver inviato a tutti i gruppi maggioranza e opposizione, la bozza del regolamento che definisce i criteri per l’assegnazione degli immobili di proprietà pubblica nell’ambito del progetto di accoglienza palestinesi. Una bozza. Aperta alla consultazione. In attesa di indicazioni. Se le modifiche sono “marginali”, le apporta. Se sono “più concettuali”, forse ci sarà un incontro. Il tutto presentato come un gesto di condivisione.
Non lo è.
Quello che è accaduto è esattamente il contrario: il Governo ha prodotto un regolamento su una delle questioni più sensibili degli ultimi mesi, l’assegnazione di immobili pubblici a cittadini palestinesi, e lo ha recapitato ai partiti all’apertura dei lavori consiliari. Il che spiega perché Beccari abbia sentito il bisogno di “chiarire”: qualcuno si era già visto arrivare la bozza e, giustamente, si era indignato.
Il meccanismo è ormai collaudato. Si decide, si formalizza, poi si “consulta”. La sequenza è questa, non quella inversa. E quando qualcuno protesta, si parla di “condivisione” e di “apertura al dialogo” come se il processo fosse stato lineare fin dall’inizio.
Su questo giornale abbiamo già scritto cosa significa, nella pratica, questo progetto. Significa permesso gratuito, sanità gratuita, scuola gratuita, contributo diretto, accesso al lavoro agevolato. E ora, dunque, anche immobili pubblici. Quegli stessi immobili che non esistevano quando famiglie sammarinesi li cercavano. Quegli stessi alloggi che il Governo ha dichiarato indisponibili per anni, salvo poi trovarli quando serviva a giustificare una scelta già presa.
A San Marino ci sono famiglie sammarinesi che non trovano casa, giovani che devono emigrare, nuclei fragili che attendono risposte da anni. Eppure, quando si tratta di accogliere nuovi residenti stranieri, improvvisamente le case saltano fuori, i soldi saltano fuori e la capacità di accoglienza, prima inesistente, diventa magicamente infinita.
Questa non è solidarietà. È una gestione politica opaca, costruita su priorità che non vengono dichiarate apertamente e su risorse che vengono scoperte solo quando servono agli obiettivi del Governo o soprattutto di Beccari per non avere intralci nella definizione dell’Accordo di Associazione, un contentino alla sinistra per avere la loro fiducia nelle votazioni nella gestione dell’accordo.
La scelta di aprire all’accoglienza dei palestinesi è stata giudicata improvvisata, intempestiva e politicamente incomprensibile. Ha creato una frattura netta nel paese: la percezione è che il Governo si sia mosso senza prudenza, senza valutare l’impatto emotivo sul Paese, già scottato da anni di scelte complesse e divisive.
Quella frattura non si è richiusa. Si è allargata. E oggi, con un regolamento sulle case recapitato in Aula come “comunicazione di servizio”, Beccari conferma esattamente quello che in molti temevano: il progetto va avanti, i passi vengono presentati come fatti compiuti, la consultazione è una forma, non una sostanza.
Chi aveva sollevato dubbi non era un estremista. Era semplicemente qualcuno che leggeva dove portava quella strada, purtroppo e tutto viene fatto con i sammarinesi fortemente contrari. Ancora una volta dobbiamo ringraziare il Segretario Beccari.











