Il bilancio delle indagini sui presunti decessi anomali avvenuti a bordo dei mezzi della Croce Rossa si aggrava pesantemente oggi. Gli inquirenti stanno infatti esaminando un totale di undici casi sospetti, più del doppio rispetto ai cinque ipotizzati inizialmente, tutti riconducibili ai trasporti sanitari effettuati tra il mese di febbraio e il novembre dello scorso anno.
Al centro della delicata inchiesta c’è un soccorritore ventisettenne, Luca Spada, in servizio presso la sezione di Forlimpopoli-Bertinoro. Le accuse formulate dalla Procura sono gravissime: omicidio volontario continuato, con le aggravanti della premeditazione e dell’utilizzo di sostanze tossiche o mezzi subdoli. Il lavoro investigativo, portato avanti dai Carabinieri sotto la direzione del Procuratore Enrico Luigi Tito Cieri e del sostituto Andrea Marchini, procede nel più stretto riserbo per permettere la verifica di numerosi elementi ancora da chiarire.
Un passaggio cruciale per le indagini si è consumato mercoledì scorso nei laboratori del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) di Parma. I militari hanno effettuato accertamenti tecnici irripetibili su decine di dispositivi medici posti sotto sequestro, tra cui siringhe, aghi, bisturi, abbassalingua e cateteri. L’obiettivo degli specialisti è isolare tracce biologiche e residui chimici per incrociare i profili genetici. Poiché il materiale è stato recuperato dai contenitori dei rifiuti presenti sulle ambulanze, gli esperti dovranno stabilire con certezza chi abbia manipolato quegli strumenti durante i vari turni.
Nel frattempo, i parenti di almeno due vittime hanno deciso di agire formalmente affidandosi agli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli, con l’intento di scoprire se le tragedie siano frutto di un intervento umano. I legali hanno ricostruito nei dettagli un episodio specifico. Il 9 ottobre 2025, lo stesso indagato si trovava alla guida di un mezzo incaricato di trasferire un anziano degente dalla struttura di Santa Sofia all’ospedale di Forlì per un normale controllo. A circa due chilometri dalla partenza, il paziente ha accusato un arresto cardiocircolatorio. Nonostante una prima rianimazione riuscita grazie all’intervento di un medico, le condizioni dell’uomo si sono aggravate inesorabilmente fino al decesso, registrato il 13 ottobre.
Sul fronte difensivo, il giovane operatore sanitario respinge con fermezza ogni addebito. Tramite il proprio avvocato, Gloria Parigi, il ventisettenne continua a ribadire la propria totale innocenza, restando in attesa di essere convocato dai magistrati per fornire la propria ricostruzione degli eventi.












