Cronaca. Cesena, scabbia al Versari Macrelli: scattano i protocolli Ausl

Nei giorni scorsi, le aule dell’istituto professionale “Versari Macrelli” sono tornate a fare i conti con un’infezione da scabbia. La scoperta del nuovo contagio ha fatto attivare immediatamente i necessari protocolli di sicurezza sanitaria, sebbene le autorità mediche invitino la cittadinanza a mantenere la massima tranquillità, escludendo qualsiasi motivo di allarme per la popolazione studentesca.

Non si tratta del primo episodio all’interno del medesimo plesso scolastico, che già qualche tempo fa aveva registrato una situazione del tutto analoga. Proprio per gestire al meglio la situazione, l’Azienda Unità Sanitaria Locale sta portando avanti un attento lavoro di tracciamento e ha già implementato tutte le misure di profilassi previste dalle normative vigenti. L’obiettivo primario è accertare che il parassita responsabile della patologia, il minuscolo acaro Sarcoptes scabiei noto per scavare microscopiche gallerie nell’epidermide, non abbia infettato altri alunni, i dipendenti della struttura o i rispettivi familiari. Questa fase di sorveglianza risulta particolarmente delicata, considerando che l’insorgenza della sintomatologia può richiedere un periodo di incubazione variabile tra le due e le sei settimane dal momento dell’esposizione.

Dal punto di vista prettamente clinico, gli esperti rassicurano sulla scarsa probabilità di un’epidemia tra i banchi di scuola. Il passaggio dell’infezione, infatti, avviene quasi esclusivamente attraverso un contatto fisico diretto, prolungato e pelle a pelle. Le dinamiche di maggiore rischio restano quelle tipiche della stretta convivenza domestica, come la condivisione dello stesso letto, oppure i rapporti intimi. Risulta invece decisamente più complessa, e quindi meno frequente, la trasmissione indiretta tramite oggetti potenzialmente contaminati quali indumenti, asciugamani o lenzuola.

Pur trattandosi di un evento di propagazione assai raro all’interno degli ambienti formativi, la presenza della patologia sul territorio richiede un monitoraggio costante da parte degli enti preposti. A testimoniare la circolazione dell’acaro nella zona cesenate ci sono i dati clinici recenti: solo nel corso dello scorso anno, infatti, le strutture sanitarie locali hanno registrato l’importante cifra di duecentotrentatré diagnosi accertate.