Cronaca. Faenza, frode fiscale negli empori cinesi: 20 indagati e beni sequestrati per 10 milioni di euro

Un sofisticato sistema di evasione fiscale costruito attorno a una catena di empori gestiti da un imprenditore di origine cinese è stato smantellato oggi dalla Guardia di Finanza di Faenza, al termine di un’indagine complessa condotta sotto la direzione della Procura di Ravenna. L’operazione, battezzata “Orient Express”, ha portato al deferimento di venti persone e al sequestro di patrimoni per un valore complessivo di dieci milioni di euro.

Una pattuglia della Guardia di Finanza

Il meccanismo fraudolento

Al centro dello schema illecito si trovava un imprenditore che, avvalendosi di prestanome, continuava a controllare di fatto una rete di negozi con sedi a Faenza, Occhiobello in provincia di Rovigo e Cervignano del Friuli nel territorio udinese. Il meccanismo adottato era quello comunemente definito “apri e chiudi”: le società accumulavano debiti fiscali consistenti senza mai onorare gli obblighi tributari, per poi essere rapidamente sostituite da nuove partite IVA che replicavano lo stesso schema operativo.

I guadagni derivanti dall’evasione venivano sistematicamente trasferiti in Cina, Paese di provenienza dell’imprenditore, attraverso un articolato sistema di fatture false riconducibili a imprese fantasma, create esclusivamente per giustificare costi legati a operazioni commerciali in realtà mai avvenute.

Sospeso un commercialista veneto

La novità odierna riguarda un provvedimento interdittivo dall’esercizio della professione emesso dal Tribunale di Ravenna nei confronti di un commercialista veneto. Secondo gli inquirenti, il professionista avrebbe consapevolmente agevolato le condotte fraudolente del proprio cliente, contribuendo a perpetuare la sottrazione sistematica al pagamento delle imposte dovute.

Venti persone deferite alla magistratura

Complessivamente le Fiamme Gialle hanno segnalato alla magistratura venti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di frode fiscale, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. I beni sequestrati ammontano a dieci milioni di euro e i patrimoni aziendali sono stati posti sotto il controllo di un amministratore giudiziario. Il Tribunale di Ravenna ha peraltro confermato tutte le misure anche dopo i ricorsi presentati dagli indagati.

L’inchiesta rientra nel più ampio impegno delle forze dell’ordine nel contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio, a tutela dell’erario e degli imprenditori che operano nel rispetto della legalità.