Cari sammarinesi, ieri ho letto l’attento editoriale di Marco Severini, titolato “Antonella Mularoni, il piano parallelo e la convergenza politica” (clicca qui), e mi sono convinto che sembra esserci, sul Titano, una figura che possiede un’aura quasi mistica, un’invulnerabilità che sfida le leggi della logica comune. Parlo di Antonella Mularoni: l’ex giudice della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, l’ambasciatrice del prestigio internazionale, la paladina della legalità da esportazione che, però, una volta varcati i confini di Dogana, sembra possedere un “radar” infallibile per finire “attenzionata” da personaggi che la magistratura accusa di associazione a delinquere o, oggi, di presunti reati come attentato contro l’integrità e la libertà della Repubblica, attentato contro la libertà dei poteri pubblici e minaccia all’autorità. A mio parere, sorge spontanea una domanda che agita i sonni di chi ancora prova a unire i puntini: siamo di fronte a una serie di sfortunatissime coincidenze, a un’ingenuità degna di un cartone animato o a cosa?
Facciamo un salto indietro, a quel “decennio scorso” che ha lasciato San Marino con le ossa rotte. Da quanto posso dedurre rileggendo le cronache di quegli anni, il Tribunale non era solo un luogo di giustizia, ma una sorta di sala operatoria dove il Commissario Alberto Buriani operava con precisione chirurgica. Infatti, mentre Buriani istruiva inchieste roboanti e faceva scattare manette che – guarda caso – si sono chiuse con assoluzioni e proscioglimenti nelle sentenze definitive, si produceva un effetto politico straordinario: la “pulizia etnica” di tutti i calibri pesanti della politica biancazzurra avversari di Alleanza Popolare prima e di Repubblica Futura poi. Pare quasi che un legame d’acciaio, seppur invisibile, unisse le ordinanze di Buriani all’ascesa trionfale di, fra gli altri, RF, capace di governare su un deserto di avversari decapitati. Un deserto su cui, di lì a poco, avrebbero iniziato a soffiare i venti del disastro finanziario.
Del resto è noto che mentre la politica “perbene” si sciacquava la bocca con l’etica di Strasburgo, i posti chiave di Banca Centrale venivano occupati dalla “Cricca”. I nomi, oltre che nel decreto di rinvio a giudizio predisposto dal Commissario inquirente Elisa Beccari, sono scolpiti nella memoria di chi paga le tasse: Grais, Savorelli, Moretti, Confuorti, Guidi, Grandoni… A mio avviso, è incredibile come i compagni di partito della Mularoni, allora saldamente al comando con il governo Adesso.sm, siano riusciti a non accorgersi di nulla mentre questi signori banchettavano sulle spalle del Paese. Sembrerebbe che la cecità sia stata la linea politica ufficiale mentre venivano confezionati i “decreti Confuorti”, quelli che hanno spianato la strada alla svendita del sistema. Il risultato? Un buco che, a conti fatti, sfiora gli 829 milioni di euro. Un conto che i sammarinesi pagheranno per trent’anni: voi pagate il mutuo, loro lottizzavano le istituzioni.
Forse, per capire lo spessore delle sfortunatissime coincidenze, bisognerebbe riavvolgere il nastro fino a quando Antonella Mularoni sedeva al fianco di un altro “monumento” della politica nostrana, quel Gabriele Gatti che oggi non nasconde di vergognarsi di certe azioni del passato come quella che lo portò (accompagnato dalla Mularoni) ad esercitare pressioni su Banca Centrale, da quanto si deduce da precisa documentazione per “agevolare” le sorti di realtà come Banca Partner, poi divenuta Banca CIS. Ma non solo…
Appare quanto meno singolare, infatti, che la stessa paladina del diritto internazionale sia passata dai silenzi sulle cricche del decennio scorso alle grida di guerra contro Catia Tomasetti. Da quanto posso dedurre dalle cronache del 2019, la Mularoni non si sarebbe limitata a chiedere le dimissioni della Presidente di BCSM nei corridoi di Palazzo, ma avrebbe cercato sponde autorevoli nientemeno che sulle colonne de Il Sole 24 Ore. Un’offensiva mediatica in piena regola che, a mio modesto parere, somigliava molto a un tentativo di “internazionalizzare” una crisi domestica pur di scalzare – coincidenza ovviamente – chi stava diventando un ostacolo troppo ingombrante per certi progetti.
Ma la storia, si sa, ama ripetersi, passando dal dramma alla farsa. Dalle vicende del decennio scorso, che ruotano attorno a quello che a me pare un vero e proprio “golpe bianco”, arriviamo a quelle del “Piano Parallelo”. Da quanto emerge dagli atti, Antonella Mularoni si ritrova ancora una volta al centro della scena, identificata dall’indagato Delvecchio come “l’unica intelligente” nel panorama politico. Appare quanto meno singolare che una figura del suo calibro istituzionale non abbia sentito l’odore di bruciato quando un interlocutore le inviava messaggi su articoli al vetriolo parlando di “bombe” pronte a cadere sulla nostra Banca Centrale.
In conclusione, cari sammarinesi, il quadro è desolante. Da una parte abbiamo Repubblica Futura che evoca ayatollah e regimi iraniani per spaventare i passanti, dall’altra abbiamo una realtà fatta di centinaia di milioni volatilizzati e battaglie politiche che ritengo controverse. A mio parere, San Marino non ha alcun bisogno di “Guide Supreme” o di paladini della legalità a targhe alterne. Ha bisogno di politici che smettano di fare gli avvocati – in ogni senso possibile – di chi arriva a minare la democrazia sammarinese o gli interessi, non solo econ0opmici, dello Stato…
La verità non ha bisogno di traduttori dal bulgaro, dal persiano o dal politichese stretto: basta guardare i vostri estratti conto e quel debito che oggi vi attanaglia.
Enrico Lazzari











