Guerra in Iran, oro crolla ai minimi del 2026: nove sedute consecutive in rosso

Il prezzo dell’oro è precipitato oggi ai livelli più bassi dell’anno, toccando quota 4.200 dollari l’oncia dopo nove sedute consecutive in negativo e un tonfo del 10,6 per cento nella sola giornata di ieri. Il metallo prezioso, considerato il bene rifugio per eccellenza, ha perso in poche settimane tutti i guadagni accumulati nel 2026 e circa il 24 per cento dal massimo storico di 5.595 dollari raggiunto a fine gennaio.

Il punto di svolta è coinciso con l’inizio dei raid americani e israeliani contro l’Iran, quando il contratto Gold Spot viaggiava ancora a 5.345 dollari. Da allora la discesa è stata inarrestabile, la più pesante in termini settimanali da quarant’anni. In parallelo, l’argento ha ceduto l’8,9 per cento a 61,76 dollari l’oncia e il platino il 9 per cento a 1.749 dollari.

Perché l’oro scende proprio ora

Il conflitto in Medio Oriente ha fatto esplodere il prezzo del petrolio ai massimi dal giugno 2022, alimentando nuove pressioni inflazionistiche. In condizioni normali, l’oro trarrebbe vantaggio da questo scenario come protezione contro la perdita di potere d’acquisto. Ma quando le banche centrali reagiscono alzando o mantenendo alti i tassi di interesse, i titoli obbligazionari tornano a rendere e il metallo giallo, che non paga cedole né dividendi, perde appeal.

La scorsa settimana sia la Federal Reserve sia la BCE hanno lasciato invariato il costo del denaro, ma hanno chiuso la porta a tagli imminenti e aperto invece lo scenario di nuovi rialzi per contrastare l’inflazione energetica. Per un lingotto che viaggiava da due anni sui massimi storici, questo cambio di prospettiva ha tolto una delle principali ragioni di acquisto.

Le vendite tecniche accelerano la caduta

A peggiorare la situazione hanno contribuito le necessità operative dei fondi di investimento. Con le Borse in forte perdita, molti gestori si trovano costretti a vendere asset liquidi per coprire i margini e fare cassa: l’oro, per la sua elevata negoziabilità, è tra i primi a finire sul mercato, amplificando la pressione ribassista.

Il precedente storico e le prospettive

Scene simili si sono già viste durante gli shock del 2008, 2020 e 2022: flessione iniziale per accumulare dollari, seguita da rally sostenuti quando la polvere si è posata. Gli analisti sono divisi: nel breve termine la correzione potrebbe proseguire finché la situazione geopolitica e i tassi non troveranno un nuovo equilibrio. Nel medio-lungo periodo, però, i fattori strutturali che hanno spinto l’oro negli ultimi anni – acquisti massicci delle banche centrali emergenti, processi di de-dollarizzazione e incertezza globale – restano tutti intatti. Resta da capire quanto durerà questa fase di aggiustamento prima che il mercato torni a premiarli.