Rimini: tra promesse non mantenute e progetti in stallo … di Stefano Benaglia

Caro Diario, dove siamo?

-Scuola Fai Bene: fino a qualche giorno fa dall’amministrazione nessuna risposta ufficiale, solo qualche bisbiglio ufficioso che rassicurava poco convintamente che la scuola era confermata, anche se c’erano dei problemi economici. L’altra sera al Forum 1 un consigliere comunale ha detto che la scuola si farà, ma che l’amministrazione deve trovare 1,5 / 2,5 milioni di euro per coprire le spese, forse accendendo un mutuo in banca. Nel documento unico di programmazione (DUP) e successive modifiche ancora non compare, ma lo scopriremo con la prossima variazione di bilancio. Sarebbe bello avere risposte ufficiali e non rumors di quartiere su un’opera cosi importante e capire se la realizzazione è un desiderata del consigliere oppure un progetto della maggioranza. Magari sarebbe bello sapere, in caso che la scuola fosse confermata, se attorno al nuovo edificio avremo la famosa area di “atterraggio” delle cubature degli hotel dismessi. Sarebbe l’unico motivo per fare una scuola lì, anche perché il trend della denatalità o lo compensi con nuove costruzioni oppure non ha senso una scuola nuova quando fatichi e faticherai a riempire quelle esistenti.

-Vecchio Mulino: siamo quasi a due anni dalla segnalazione sul vecchio mulino della Corderia. Era il 9 Aprile 2024. L’allora assessora Frisoni aveva promesso progetti con le scuole Fermi e una puntuale riqualificazione come previsto nella convenzione con il costruttore Renco. Non abbiamo notizie di nessun genere, silenzio totale. Intanto il mulino crolla sempre più.

-Palazzina IAT/APT via dati 180. Per intenderci la palazzina dei Vigili Urbani di Viserba. Primo progetto presentato è datato 30 settembre 2018. Due giunte, otto anni e 100 promesse dopo ancora la sala è li inutilizzata, forse adesso è un magazzino del museo comunale.

Ufficialmente era destinata all’ampliamento dei Vigili Urbani di Viserba, ma negli ultimi anni abbiamo assistito alla progressiva diminuzione dell’organico nel comando locale, quindi anche quella scusa non regge più. La domanda è sempre la stessa: ha senso avere una sala di 180mq con vista mare in stato di abbandono completo?

-Fermate Autobus: qualcosa si muove, ma molto lentamente. Qualche pensilina è stata effettivamente installata, credo 2 o 3. Dopo 5 anni è qualcosa, anche se situazione è imbarazzante per la nostra città. L’assessore al trasporto pubblico dice che il comune non può intervenire nei bilanci di PMR per obbligarla a investire nelle nuove fermate. Peccato che il comune sia socio di PMR con quasi l’80% delle quote. La verità è che tutte le risorse sono drenate da quell’insensato progetto del metromare, con nuove tratte dal costo di 10 milioni di euro a km. Con 1km di Metromare sistemiamo tutte le fermate e c’è caso che ci scappano anche due autobus nuovi.

-Commercio e cambi di proprietà. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Il commercio è morente e lo shopping frettoloso di attività vista mare non si è mai fermato. I vari prestanome continuano imperterriti a comprare a prezzo di saldo, in attesa di un PUG che permetterà di moltiplicare ricchezze ottenute grazie a informazioni privilegiate. Non mi spiego come ci si possa vantare delle presunte 7 milioni di presenze (prendiamo il dato per buono) quando la città è ormai segnata, in maniera permanente, in tutto il suo tessuto economico.

-Area ex Camping Carloni. Ho presentato il progetto di POLO COMUNITARIO INTEGRATO RIMINI NORD al Forum 1 settimana scorsa, accolto all’unanimità da tutta l’assemblea. Un primo passo per aprire finalmente un’ampia discussione su un’area strategica per la città.

Caro Diario, il nostro rapporto epistolare è diventato per me un bisogno viscerale, una necessità fondamentale per tenere traccia del mondo che ci circonda. È chiaro chela nostra città non vuole affrontare il suo problema più evidente: una classe dirigente impreparata, senza visione e ostaggio di logiche affaristiche.

Ex sindaci che diventano consulenti dei palazzinari, presidenti di associazioni di categoria che occupano gli stessi posti da venticinque o trent’anni, consiglieri comunali inchinati alle correnti, il partito che fu del popolo operaio ridotto a un comitato che spartisce poltrone e potere. Ma abbiamo il dovere di restare e lottare, perché un’altra città è possibile e dobbiamo combattere per renderla reale.

Stefano Benaglia