Il referendum costituzionale si è chiuso ieri con una netta vittoria del fronte del No, che ha raccolto il 53,25% delle preferenze contro il 46,75% del Sì. Un risultato che ha colto di sorpresa la coalizione di governo, travolta anche da un’affluenza record vicina al 59%, ben oltre le aspettative.
Il voto nel Mezzogiorno e la sorpresa Arcore
A pesare in modo decisivo è stato il voto del Sud Italia. In Sicilia la bocciatura ha raggiunto il 60%, mentre la Campania ha seguito la stessa tendenza. Solo Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia si sono schierate dalla parte del Sì. Dato simbolico: persino ad Arcore, da sempre roccaforte berlusconiana, ha prevalso il No. In controtendenza il voto degli italiani residenti all’estero, dove il Sì ha avuto la meglio. Anche nella Repubblica di San Marino il fronte favorevole alla riforma si è imposto con il 51,84% contro il 48,16%. Significativo anche il dato anagrafico: nella fascia tra i 18 e i 34 anni, il No ha conquistato il 61,1% dei consensi.
Le reazioni politiche
Giorgia Meloni è intervenuta per prima attraverso i social, riconoscendo che la sovranità appartiene al popolo e manifestando rammarico per quella che ha definito un’occasione mancata di modernizzazione del Paese, aggiungendo che il governo proseguirà il proprio lavoro con senso di responsabilità. Matteo Renzi, che esattamente dieci anni fa fu costretto a lasciare Palazzo Chigi dopo un’analoga sconfitta referendaria, ha commentato la situazione definendo la premier un’anatra zoppa da quel momento in avanti. Antonio Tajani ha dichiarato che Forza Italia si inchina alla volontà popolare, sottolineando come l’alta partecipazione rappresenti una grande prova di democrazia, nonostante l’amarezza per un elettorato che ha tradito quella che il partito considera una storica battaglia contro la malagiustizia. Da Budapest, dove si trovava a sostegno di Viktor Orban, Matteo Salvini ha affermato che quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione.
Tensioni interne e il centrosinistra in piazza
All’interno del centrodestra sono emerse frizioni. Tra le fila di Forza Italia e della Lega si punta il dito contro alcune figure dell’area meloniana, in particolare il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, le cui dichiarazioni sono state giudicate eccessive, fino alle recenti e preoccupanti vicende che hanno coinvolto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Sul fronte opposto, il centrosinistra ha festeggiato ieri sera in piazza a Roma. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha sostenuto che esiste già una maggioranza alternativa, promettendo unità sulla scia della difesa della Costituzione antifascista.












