L’Arengo del 1906. La nascita della democrazia sammarinese ripercorsa da Alvaro Selva

Il prossimo 25 marzo la Repubblica di San Marino festeggia la ricorrenza dell’Arengo dei capifamiglia avvenuto nel 1906. Da quell’evento sono trascorsi ben 120 anni.

Ricordo che nel corso del XIX secolo la Repubblica ha modificato, con l’adozione di importanti leggi, l’assetto istituzionale previsto dalle Leges Statutae, che comunque erano per la massima parte ancora in vigore; diede vita a importanti strutture e servizi dello Stato; consolidò, attraverso una intensa ed attenta attività diplomatica, le sue relazioni con il Regno d’Italia attraverso la stipulazione di accordi internazionali che, oltre a disciplinare i reciproci rapporti politici ed amministrativi, debbono essere considerati fondamentali avvenimenti per il riconoscimento della indipendenza e la sovranità dello Stato repubblicano.

Tuttavia, proprio gli inizi del XX secolo hanno coinciso a San Marino – come affermano gli storici Nevio Matteini e Verter Casali – con una preoccupante crisi economica e finanziaria: mancanza assoluta di lavoro, leggi sociali inesistenti o inoperanti, coloni e salariati agricoli in condizioni brutali, penuria di viveri, diffuso analfabetismo, emigrazione temporanea, abusi, irregolarità, privilegi nel campo della pubblica amministrazione. E la responsabilità di avere provocato un così forte degrado sociale si deve ad una classe oligarchica che occupava il Consiglio da oltre trecento anni ed esercitava un forte potere economico sul Paese.

Sorsero alla fine del secolo i primi movimenti socialisti e democratici, alleati nella battaglia rinnovatrice delle istituzioni, che divulgavano la loro protesta attraverso i primi organi di stampa apparsi nella Repubblica. L’opera ed il pensiero di Pietro Franciosi e l’azione del progressista Telemaco Martelli e del socialista Gino Giacomini “…manifestavano inequivocabilmente – come ebbe ad affermare Giordano Bruno Reffi – la scelta del movimento operaio di voler fare coincidere i propri obiettivi strategici con la formazione ‘democratica’ della Repubblica”. Il principale obiettivo strategico comune ai socialisti ed alle formazioni democratiche era ovviamente quello di porre fine al regime oligarchico e addivenire alla nomina dei membri del Consiglio attraverso consultazione elettorale.

Il movimento riformista e democratico si adoperò pertanto per organizzare – dopo ad una proposta referendaria non accettata dalla Reggenza – l’adunanza dei capifamiglia, richiamando in vita, dopo molti anni, l’organo al quale lo stesso Consiglio riconosceva un potere modificativo delle vigenti istituzioni. Il Consiglio Principe e Sovrano non poteva continuare a sottrarsi alla forte spinta innovatrice che proveniva dai movimenti politici riformisti, per cui emanò il 16 novembre 1905 il decreto con il quale ordinava la convocazione dell’Arringo dei padri-famiglia. A tale decreto seguì il giorno successivo il “proclama della Ecc.ma Reggenza” per annunciare al pubblico la “convocazione, entro il più breve tempo possibile, dell’arringo generale secondo le forme statutarie”.

L’Arengo venne effettivamente convocato nella Pieve il 25 marzo 1906, previa adozione di un regolamento adottato l’8 marzo dello stesso anno: i capifamiglia riuniti furono 805 su 1054 aventi diritto. La vittoria dei riformisti fu schiacciante. Venne deliberata la fine del Consiglio Principe e Sovrano composto da membri eletti a vita per cooptazione, e il ricorso alle democratiche elezioni dei membri del più importante organismo istituzionale della Repubblica.

Il 5 maggio 1906 fu approvata la prima legge elettorale della Repubblica; le prime elezioni democratiche furono indette dalla Reggenza per il 10 giugno 1906 e, anche se il diritto di voto era riservato ai soli capifamiglia e ai laureati, la lista dei democratici risultò vincitrice a larga maggioranza. In una successiva seduta, il Consiglio deliberò di abbandonare l’appellativo di “Principe e Sovrano”, per assumere l’appellativo, ancor oggi vigente, di “Consiglio Grande e Generale”, più adeguato ad un ordinamento repubblicano. L’aula consiliare venne aperta al pubblico al quale era consentito di assistere alle sedute “ordinariamente pubbliche”, pur osservando un apposito regolamento emanato il 17 luglio 1906.

Se possiamo affermare con sufficiente certezza che i sammarinesi, fin dai tempi della costituzione del Comune, assunsero a fondamento della loro azione politico-amministrativa il concetto di libertà, è solo con l’Arengo del 1906, con la fine del regime oligarchico e l’introduzione del suffragio universale, che nella Repubblica si cominciò a considerare la necessità di improntare la gestione dello Stato indipendente ai valori della democrazia. Non fu un percorso facile ed indolore, ma è certo che i valori della libertà e democrazia, superato il ventennio fascista, furono nel dopoguerra perseguiti da tutti i governi che si sono alternati alla direzione dello Stato, dalla riforma dei poteri pubblici proposta da Gino Giacomini, agli accordi con lo Stato italiano voluti da Bigi nel 1971, fino all’adozione della Dichiarazione dei Diritti oggi in vigore, che nel preambolo riconosce essere libertà e democrazia gloriose tradizioni della Repubblica, assunte quindi a primario valore costituzionale.

L’indicazione della “democrazia”, quale valore fondamentale della costituzione indicato nel “prologo” della Dichiarazione, riassume i caratteri basilari dello Stato; più precisamente, assume un valore riepilogativo di una serie di disposizioni costituzionali che garantiscono, da un lato, gli individui rispetto allo Stato e, dall’altro, danno allo Stato un’organizzazione democratica. Si ricordano a tal proposito alcuni aspetti della carta costituzionale sammarinese e di leggi attuative dei principi costituzionali, che confermano il valore democratico dell’ordinamento della Repubblica: il riconoscimento dei diritti fondamentali e delle libertà, il pluralismo partitico e sindacale, l’elezione dell’organo legislativo attraverso il suffragio universale disciplinato dalla legge elettorale, i limiti al potere normativo dell’esecutivo, l’indipendenza della magistratura, il controllo di legittimità costituzionale.

A distanza di 120 anni dalla convocazione dell’Arengo è importante che i sammarinesi ricordino con gratitudine l’opera dei nostri padri, che intrapresero una lotta istituzionale che ha contribuito, nel corso degli anni, alla affermazione dei valori della democrazia nelle istituzioni sammarinesi, valori che dobbiamo conservare e rispettare costantemente nei nostri comportamenti verso le istituzioni e delle istituzioni statali per il rispetto dei diritti dei cittadini.

Alvaro Selva