Si è conclusa con due condanne significative la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista una coppia di complici, un uomo di 41 anni e una donna di 43, specializzati nell’organizzare finti incontri a sfondo sessuale per rapinare ignari cittadini. Il tribunale ha messo la parola fine a una strategia criminale che non faceva distinzioni di orientamento sessuale, colpendo sia eterosessuali che omosessuali con un metodo ormai collaudato: attirare le vittime in luoghi isolati con la promessa di una notte di passione, per poi trasformare l’appuntamento in un incubo di minacce e violenza. Nonostante la Procura di Rimini, attraverso il sostituto procuratore Luca Bertuzzi, avesse sollecitato una pena superiore ai sette anni per entrambi, il Gip Raffaella Ceccarelli ha optato per una sentenza più mite, riconoscendo le attenuanti generiche e il risarcimento del danno già effettuato nei confronti dei malcapitati.
Il sodalizio criminale era stato smantellato dai Carabinieri dopo una serie di indagini partite tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. L’uomo era stato il primo a finire in manette nel gennaio dello scorso anno, seguito dalla compagna nell’aprile successivo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il quarantunenne agiva prevalentemente su piattaforme di incontri dedicate al mondo gay. Uno degli episodi chiave risale al 31 gennaio 2025, quando l’imputato, dopo una lunga conversazione in chat, aveva convinto una vittima a incontrarsi in un parcheggio nella zona di Bellaria. Una volta appartati in auto, era entrato in scena un complice all’epoca ignoto. Nonostante l’aggressione finalizzata al furto di denaro, la resistenza della vittima aveva messo in fuga i malviventi, che erano riusciti a sottrarre soltanto le chiavi del veicolo. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, in particolare quelle di uno sportello bancomat, sono state fondamentali per l’identificazione del responsabile.
Parallelamente, la donna metteva in atto uno schema quasi identico per colpire uomini eterosessuali. In un caso specifico analizzato durante il processo, la quarantaduenne aveva attirato un uomo in un parcheggio convincendolo a consumare un rapporto sui sedili posteriori del mezzo e a lasciare la portiera aperta. In quel momento era apparso il complice, travisato e armato di coltello, che aveva costretto la vittima a prelevare 500 euro presso uno sportello automatico. Solo il coraggio della vittima nel superare l’imbarazzo e denunciare l’accaduto ai militari dell’Arma ha permesso di chiudere il cerchio sulla coppia, che si sospetta possa aver raggirato circa una decina di persone con lo stesso stratagemma.
La sentenza emessa nella mattinata di martedì 24 marzo 2026 ha stabilito per l’uomo una pena di 5 anni di reclusione e una multa di 2.400 euro, mentre la donna è stata condannata a 3 anni, 4 mesi e 20 giorni. I due imputati, difesi rispettivamente dai legali Andrea Guidi e Alessandro Pierotti, hanno beneficiato di una riduzione rispetto alle richieste iniziali del pubblico ministero proprio in virtù del percorso riparatorio intrapreso. La vicenda sottolinea ancora una volta i pericoli legati agli incontri al buio organizzati tramite app e l’importanza della videosorveglianza urbana nel supportare le attività investigative per i reati predatori.











