Miracolo sul Pianello! Segnatevi questa data sul calendario, cari sammarinesi, perché abbiamo assistito a un evento più raro del passaggio della cometa di Halley: l’unanimità che non sia sulla solidarietà da vetrina! Ebbene sì, i “Sessanta”, il Consiglio Grande e Generale, solitamente impegnati a ringhiarsi addosso per un voto in più alle prossime politiche, hanno alzato la mano tutti insieme. L’obiettivo? Chiedere all’Italia il conto di quel disastro chiamato “Inchiesta Varano”.
Da quanto posso dedurre, la politica sammarinese si è finalmente svegliata dal suo letargo diciassettennale, accorgendosi che sotto il tappeto di Palazzo Pubblico non c’era solo polvere, ma un buco nero da almeno 880 milioni di euro. Meglio tardi che mai, dirà qualcuno. Ma permettetemi di sorridere amaramente: mentre oggi si varano (voce del verbo varare) ordini del giorno solenni, su queste pagine elettroniche di GiornaleSm (e nel mio archivio personale) gridavamo all’omicidio economico quando i protagonisti di oggi erano ancora impegnati ad urlare allo scandalo o, peggio, a sperare che il falò Varano bruciasse i loro avversari politici.
Se provo a ricostruire la cronaca di questo omicidio economico, mi vien da pensare – maliziosamente – che l’inchiesta condotta dal PM Fabio Di Vizio della Procura di Forlì non sia stata una normale attività giudiziaria, ma un’esecuzione sommaria eseguita con la grazia di un macellaio che non affila i suoi coltelli.
Ad essere estremamente precisi e non regalare sconti a nessuno, il ritardo di cui parliamo non si conta dal giorno in cui Di Vizio ha deciso di giocare a Risiko con i vostri risparmi, ma dal momento in cui quel castello di carte è crollato sotto il peso della sua stessa inconsistenza. La politica sammarinese ha aspettato tre anni dalla sentenza definitiva di Forlì del 2023 – quella che ha messo nero su bianco che “il fatto non sussiste” – per trovare il coraggio di alzare la voce. Ma la verità è ancora più imbarazzante: sono almeno undici anni che il flop era sotto gli occhi di tutti, da quando già nel 2015 i primi filoni dell’inchiesta venivano archiviati come un brutto sogno. Invece di correre a chiedere i danni allora, i vostri rappresentanti hanno preferito farsi cullare dal ticchettio del tempo, mentre il danno economico diventava maggiorenne e prendeva il vizio di non tornare più a casa.
Era il 2008-2009: arresti in diretta TV, vertici di Cassa di Risparmio sbattuti in cella come narcotrafficanti nella serie “Narcos”, il gruppo Delta – il vostro gioiello di famiglia capace di affermarsi oltre confine – smembrato e svenduto mentre i flussi finanziari del Titano venivano strozzati dal (Di) “vizio” italiano di sparare verso il Titano e mentre qualche politico di casa vostra – provate voi, questa volta, ad indovinare chi e di che partito – si sfregava le mani e “pendolando” fra San Marino e Forlì, convinto di poter, finalmente, mettere i “Gatti” nel sacco!
Il risultato? Una bolla di sapone. Assoluzioni, proscioglimenti, prescrizioni. Tutto finito in una nuvola di fumo giudiziario che però, nel frattempo, aveva raso al suolo il caveau del gioiello finanziario della Repubblica. Pare, secondo conti che feci a suo tempo a spanna (leggi qui), che ogni sammarinese – dal neonato al nonno con la minima – abbia pagato un “biglietto” da circa 40.000 euro per assistere a questo spettacolo dell’assurdo.
Ma il fango vero, quello che macchia indelebilmente, non è arrivato solo da Forlì, ma dalla quinta colonna interna: i “kapò” di casa vostra. Parlo di quei nani politici che, travestiti da statisti, brindavano segretamente a ogni arresto, sperando che le manette italiane facessero il lavoro sporco che loro non riuscivano a fare nelle urne. A mio avviso, questi personaggi sono stati i veri sciacalli del sistema: hanno applaudito mentre la vostra casa bruciava, convinti che dalle ceneri della Cassa e di Delta sarebbe sorto il loro piccolo regno personale… Un regno con un trono di macerie!
Hanno tifato per lo straniero, avrebbero persino dato informazioni sottobanco ai Pm italiani, hanno alimentato lo “scandalo” pur di vedere cadere le teste dei “nemici” e degli avversari interni. Oggi, vederli lì, magari tra i sessanta che votano l’OdG, mi provoca un riflesso di stomaco… Sono quelli che hanno scambiato la sovranità dello Stato con una manciata di spiccioli politici, senza accorgersi che stavano segando il ramo su cui eravate seduti tutti. Metaforicamente parlando, sono stati i becchini che hanno aiutato Di Vizio a scavare la fossa in cui oggi giace il patrimonio di Cassa di Risparmio. Ma tant’è.
Sorge però il sospetto che questo improvviso coraggio dei “sessanta” non sia solo un colpo di testa patriottico, ma il frutto di una regia più alta. Ipotizzo, con la dovuta cautela, che se San Marino ha deciso di brandire questo “martello risarcitorio” proprio ora, è perché probabilmente qualcuno ai piani alti di Roma e del Titano ha iniziato a parlarsi seriamente da tempo sul da farsi. Da quanto posso dedurre, è lecito pensare che il governo italiano abbia finalmente compreso le proprie responsabilità, o almeno che ci sia una convergenza che permetta di non passare per i “cugini poveri e scemi” a cui si può dare uno schiaffo e poi chiedere scusa con un sorriso di circostanza. Se l’Italia ha aperto uno spiraglio, significa che la vostra dignità di Stato sovrano non è perduta, a patto che questo odg non rimanga l’ennesima “supercazzola” consigliare, ma diventi una pretesa economica reale e indiscutibile.
In conclusione, cari sammarinesi, è tempo di capire se riuscirete finalmente a incassare. La politica si è accorta che mancano 880 milioni all’appello con anni di ritardo, quando il danno è ormai diventato maggiorenne e si credeva perduto. A mio parere, questa è l’ultima chiamata. O incassate questo credito, dimostrando che San Marino non è il parco giochi di qualche magistrato d’oltreconfine, oppure rassegnatevi a essere ricordati come quelli che hanno pagato 40.000 euro a testa per farsi sfasciare la banca più importante del Paese.
La verità arriva sempre, ma sul Titano ha il passo della lumaca e la memoria del calamaro. Vediamo se questa volta, oltre all’inchiostro dell’unanimità, riuscirete a vedere anche il colore dei soldi.
Io, questa volta, sono ottimista…
Enrico Lazzari
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