Cronaca. Morta di Aids dopo il contagio: il tribunale scagiona il 65enne accusato di omicidio volontario

Si è chiuso con una formula di piena assoluzione il processo a carico di Nicola Conte, il 65enne originario di Ischia finito al centro di una complessa e drammatica vicenda giudiziaria legata alla diffusione del virus HIV. I giudici di Napoli hanno stabilito che il fatto non costituisce reato, scagionando l’uomo dall’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’imputato avrebbe trasmesso consapevolmente il virus attraverso rapporti non protetti alla moglie e a un’amica di quest’ultima; mentre la consorte è tuttora in cura, la seconda donna era deceduta per le complicazioni dell’Aids nel novembre del 2017.

Il percorso processuale era stato riaperto dai magistrati della quarta sezione — specializzata nelle fasce deboli — a distanza di molti anni dagli eventi contestati. Inizialmente, il quadro accusatorio era decisamente più pesante e comprendeva anche i reati di violenza sessuale, riferiti all’amica della moglie, e lesioni aggravate nei confronti della consorte. Tuttavia, queste ultime imputazioni erano già cadute in precedenza a causa della sopraggiunta prescrizione, lasciando in piedi solo la contestazione relativa alla morte della donna di origini polacche.

Un momento di forte impatto emotivo durante il dibattimento si era verificato lo scorso 11 marzo 2026. Durante la requisitoria, erano stati proiettati in aula alcuni video-denuncia registrati dalla vittima prima della sua scomparsa. Nelle immagini, la donna, visibilmente segnata dalla progressione della malattia, raccontava con estrema fatica dal suo letto d’ospedale il proprio trascorso di immigrata e i presunti abusi subiti. In quei filmati, la donna descriveva in modo toccante la sua sofferenza e le violenze che sosteneva di aver patito, elementi che l’accusa aveva cercato di utilizzare per dimostrare la consapevolezza e la colpevolezza dell’imputato.

Nonostante la gravità delle testimonianze video e la tragicità della vicenda umana, il tribunale ha ritenuto che non vi fossero gli estremi giuridici per condannare il sessantacinquenne per omicidio volontario. La sentenza di oggi mette un punto fermo su una controversia legale durata quasi un decennio, lasciando da una parte il dolore per una vita spezzata e dall’altra una decisione tecnica che solleva Conte dalla responsabilità penale per il decesso dell’amica di famiglia.