Cronaca. Caso Aeradria: la Corte d’Appello conferma le assoluzioni per Gnassi e Vitali chiudendo un capitolo lungo tredici anni

Si è concluso con la conferma dei verdetti di primo grado il lungo e complesso iter giudiziario legato al crac di Aeradria, la società che in passato gestiva lo scalo aeroportuale Federico Fellini di Rimini. Nella giornata di ieri, mercoledì 25 marzo 2026, i giudici della Corte d’Appello di Bologna hanno respinto il ricorso presentato dalla Procura di Rimini contro la decisione del tribunale romagnolo risalente al gennaio 2022, mettendo di fatto un punto fermo sulle responsabilità dei vertici istituzionali coinvolti nella gestione della fallita società aeroportuale.

Il cuore della sentenza riguarda l’accusa di ricorso abusivo al credito, per la quale è stata ribadita l’assoluzione totale nei confronti dell’ex sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, dell’ex presidente della Provincia, Stefano Vitali, e di Lorenzo Cagnoni, già alla guida di Rimini Fiera e scomparso nel settembre 2023. Per Stefano Vitali è arrivata inoltre la conferma dell’assoluzione dall’accusa di bancarotta fraudolenta, nonostante la Procura generale avesse sollecitato una condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione durante il dibattimento bolognese.

Le reazioni dei protagonisti delineano il profilo di un’attesa durata oltre un decennio, segnata da un profondo impatto personale e professionale. Stefano Vitali ha espresso profonda gratitudine verso i propri legali, gli avvocati Moreno Maresi e Mattia Lancini, sottolineandone la professionalità e il supporto umano ricevuto in quelli che ha definito tredici anni di sconforto. Pur manifestando gioia per l’esito odierno, l’ex presidente della Provincia non ha nascosto un senso di amarezza e delusione verso il sistema giudiziario, confessando che l’esperienza vissuta ha cambiato radicalmente la sua esistenza e che solo l’appoggio della famiglia e della comunità gli ha permesso di superare questa fase critica.

Sulla stessa linea le dichiarazioni di Andrea Gnassi, assistito dall’avvocato Nicola Mazzacuva. L’ex primo cittadino ha descritto la fine di un incubo durato tredici anni, parlando di ferite profonde che hanno colpito la salute, la sfera economica e la dignità morale, aggravate dalla costante esposizione pubblica dovuta ai suoi incarichi istituzionali. Gnassi ha ribadito il proprio legame con i valori di legalità e onestà ereditati dalla tradizione familiare, ammettendo però il dolore di non aver potuto condividere questo traguardo finale con il padre, deceduto durante il periodo più buio dell’inchiesta, quando la famiglia dovette affrontare anche il sequestro cautelativo dei beni.

Con questa pronuncia, la magistratura bolognese valida definitivamente l’operato dei rappresentanti politici coinvolti, disinnescando le tesi accusatorie che avevano caratterizzato uno dei fallimenti societari più discussi della storia recente del territorio riminese.