Miracolo sul Pianello, atto terzo! Se nei giorni scorsi ci siamo divertiti a bacchettare il letargo dei “Sessanta”, oggi tocca dare atto a un colpo di scena che sa di futuro vero. Parlo – lo avevo accennato già ieri – dell’accordo strategico siglato tra la vostra Repubblica e il colosso BYD. Un’intesa che vede protagonisti due Segretari di Stato, Rossano Fabbri (AR) e Alessandro Bevitori (Libera), capaci di mettere in piedi un binomio che fino a ieri, dal punto di vista politico – sembrava improbabile come il ghiaccio nel deserto, ma che oggi porta a casa un risultato che profuma di pragmatismo.
Sia chiaro, qui non stiamo parlando della solita passerella elettorale. Mentre a Roma o a Bruxelles si perdono in labirinti burocratici degni di un romanzo di Kafka, voi sammarinesi, nel vostro “scoglio montano” di sessanta chilometri quadrati, avete deciso di giocare la carta della velocità. In Italia, per dire, discutono da ere geologiche di eliminare lo SPID, ma il sospetto è che per cliccar il tasto “delete” debbano prima fare l’accesso proprio con lo SPID, rimanendo incastrati in un loop digitale infinito.
La vostra Repubblica ha invece rispolverato e “partorito” lo strumento “righiano” della “Sandbox”: un perimetro normativo dove si può sperimentare senza dover chiedere il permesso a trecento uffici diversi. Un vantaggio competitivo che ha “ammaliato” il Dragone cinese, perché nel mondo dell’alta tecnologia il tempo è l’unica risorsa che non si può comprare.
Ma chi è davvero BYD? Se pensate che siano solo “quelli che fanno le macchinine elettriche carine”, siete rimasti all’età della pietra. BYD (Build Your Dreams) è un predatore alfa del mercato globale. Sono i primi produttori mondiali di batterie – la loro Blade Battery è l’unica al mondo che non esplode nemmeno se la trapassi con un punteruolo – e controllano l’intera filiera: dai semiconduttori ai pannelli solari, dai camion per la spazzatura ai treni a levitazione magnetica.
Avere BYD come partner significa essersi messi a letto con Belen (o Raul Bova, dipende dai gusti)… Essere partner di un gigante che fattura più del PIL di molti Stati europei e che vede in San Marino non un mercato, visto che siete troppo piccoli per fargli anche solo il solletico, ma un laboratorio unico.
Il cuore dell’accordo è roba da far tremare i polsi: si parla di autonomia energetica, che per voi non è solo una questione “green” ma di pura sopravvivenza. Con i sistemi di accumulo industriale di BYD, la vostra Repubblica potrebbe finalmente smettere di chiedere l’elemosina elettrica ai vicini, imparando a immagazzinare la propria – e non solo propria – energia. Si parla di ricariche ultra-fast con caricatori da 1500 kilowatt a 1.000 volt, una potenza da fantascienza capace di ricaricare le auto nel tempo di un pieno di gasolio all’ora di punta e mezzi pesanti, camion e furgoni in tempi record. E poi c’è il tema dei marchi e dei brevetti: diventare l’hub dove BYD trovi vantaggioso registrare la propria proprietà intellettuale significa trasformare il Titano in una cassaforte di cervelli, non solo di capitali.
“Ora dobbiamo dimostrare di che pasta siamo fatti”, ha tuonato il Segretario di Stato Fabbri. Ed è proprio qui che casca l’asino, o meglio, rischia di cascare il Segretario… Perché la frase è bellissima, ma nasconde un’insidia: se la “pasta” sammarinese sarà quella a cui siamo abituati – lenta, scotta, untuosa di burocrazia e frenata da invidie di corridoio – il Dragone cinese ci mette un secondo a sputarla e andarsene a banchettare altrove.
La snellezza e l’agilità che i cinesi dicono di aver apprezzato in voi non possono essere solo slogan da conferenza stampa; devono diventare la vostra nuova religione di Stato. Se un ingegnere di Shenzhen deve aspettare sei mesi per un timbro su un’omologazione, l’accordo diventa carta straccia prima ancora che si asciughi l’inchiostro.
In conclusione, cari sammarinesi, il “maitre” Bevitori e lo “chef” Fabbri hanno imbandito con piatti pregiati e apparecchiato con l’argenteria appena lucidata la tavola… Per una volta, la vostra politica ha smesso di promettere ponti e ha portato a casa un motore a reazione.
Ma attenzione: per far volare questo aereo serve una pista pulita, senza i soliti ostacoli messi lì da chi spera che il vicino fallisca pur di non vederlo primeggiare. Se dimostrerete di essere davvero “smart”, questo è il punto di non ritorno verso una nuova sovranità, energetica e tecnologica. Altrimenti, resterete quelli che sognavano la rivoluzione elettrica ma ieri sono rimasti a piedi perché non avevano le catene a bordo… Il sole si porterà via il bianco di ieri, ma la storia non aspetta la buona stagione: o la guidate con i fatti, o finirete sommersi dalle pozzanghere lasciate dagli altri.
Enrico Lazzari












