Lo scontro diplomatico e militare tra Stati Uniti e Repubblica Islamica ha registrato ieri una parziale frenata, con la decisione della Casa Bianca di posticipare a lunedì sei aprile la scadenza per l’attacco alle infrastrutture energetiche iraniane. Mentre si tenta la via del dialogo, la tensione bellica continua a infiammare il Medio Oriente e a minacciare le rotte commerciali marittime globali.
Le mosse di Washington e le difese di Teheran
Il presidente statunitense ha fatto sapere che le autorità iraniane starebbero cercando insistentemente un accordo, motivando così la sospensione temporanea dei bombardamenti mirati. Sebbene non vi siano ancora trattative ufficiali, comunicazioni indirette sarebbero in corso grazie alla mediazione del Pakistan. L’amministrazione americana ha difeso le proprie scelte belliche definendole necessarie per la sicurezza globale, pur ammettendo le ricadute negative sui prezzi dei carburanti. Contestualmente, il Pentagono ha disposto l’invio di ulteriori duemila paracadutisti nell’area mediorientale.
Sul fronte opposto, le forze armate iraniane stanno intensificando le misure difensive. Secondo fonti internazionali, i militari avrebbero disseminato mine navali e trappole attorno all’isola di Kharg per prevenire eventuali sbarchi nemici. Parallelamente, il parlamento di Teheran sta elaborando una normativa per imporre il pagamento di un pedaggio a tutte le imbarcazioni in transito nello Stretto di Hormuz, una misura che ha già sollevato le proteste dei Paesi del Golfo.
L’escalation militare e la reazione italiana
Le ostilità sul campo non accennano a diminuire. Ieri le forze israeliane hanno colpito la città di Bandar Abbas, eliminando il comandante delle forze navali delle Guardie Rivoluzionarie. La risposta di Teheran si è concretizzata nel lancio di numerosi missili balistici verso il territorio israeliano e gli Emirati Arabi Uniti. Gran parte degli ordigni è stata intercettata dai sistemi di difesa, ma la caduta di una bomba a grappolo ha causato il ferimento di cinque persone nella località di Kafr Qasim. L’allargamento del conflitto ha coinvolto anche il Mar Nero, dove una petroliera gestita da una società turca ha subito gravi danni a causa di un’esplosione.
La grave instabilità ha spinto il governo italiano a prendere provvedimenti immediati. A margine del vertice G7 in Francia, il Ministro degli Esteri ha condannato duramente le operazioni militari iraniane, avviando un confronto con le autorità saudite per tutelare la sicurezza delle rotte commerciali. A scopo preventivo, l’Unità di Crisi della Farnesina ha aggiornato le direttive di sicurezza, sconsigliando ai connazionali qualsiasi viaggio non strettamente necessario verso le nazioni dell’area del Golfo.












