San Marino. L’ASTROLABIO – “Lacrime di Coccodrillo” … di Augusto Casali

Vedo in questi giorni che sui social si torna a parlare di Referendum e Accordo di Associazione all’U.E. E vedo che tanti Consiglieri ed ex Consiglieri si sperticano per riconoscere che un tema come quello dell’associazione all’Europa, meritasse e merita la condivisione della popolazione attraverso il ricorso al referendum. Insomma, è pieno di politici che si dicono favorevoli al Referendum, strumento di democrazia diretta, che ci ricollega alla luminosa giornata dell’Arengo del 1906, recentissimamente festeggiata a San Marino.

L’ex Segretario di Stato agli Esteri (anche) Augusto Casali

Di fronte a tutto questo e ai tanti interventi che hanno fatto seguito, non è possibile evitare di constatare la manifesta e dilagante ipocrisia di taluni. Ma dove erano tutti questi difensori della democrazia sammarinese quando le forze politiche presenti in Consiglio Grande e Generale hanno votato a favore e all’unanimità Ordini del Giorno sulla materia che evitavano accuratamente di parlare di referendum?

Perché nessuna forza politica ha presentato di sua sponte un Ordine del Giorno per chiedere un referendum di iniziativa Consigliare sull’Accordo U.E.? La verità è che si vuole stare con i piedi in due staffe e gli unici che ci hanno messo la faccia sono stati i comitati che le proposte di Referendum le hanno promosse davvero. Altri, tutto al più, ne hanno parlato ma alle parole non ha fatto seguito nessun atto concreto.

Per giustificare la pratica dello sport nazionale (i piedi in due staffe) spesso si argomenta in modo superficiale, un po’ disinformato. Ad esempio, un ex Consigliere appartenente ad una forza di Governo, dice che il popolo già ha votato nel 2013 ed avevano vinto i sì, anche se i voti non erano bastati per superare il quorum necessario. Appunto, c’erano allora regole che resero nullo quel referendum e le percentuali scaturite furono del 50,28 sì e 49, 72 no, ma, proprio per le regole esistenti allora, che imponevano un quorum, l’elettore che non fosse stato d’accordonon era d’accordo, oltre a votare no, l’elettore aveva la possibilità di votare anche o scheda bianca o nulla, quindi, a coloro i qualisono stati contrari, vanno aggiunti altri 1059 voti. Eppoi come si fa a paragonare una richiesta di adesione all’U.E. con una richiesta di associazione? C’è un po’ di confusione, sono due cose diverse che dimostrano veramente la mancanza di argomentazioni. E poi c’è la smemoratezza, perché San Marino è un Paese dalla memoria corta, e il nostro Consigliere, non ricorda che qualche mese addietro il Segretario del suo Partito diceva che non era più il tempo di dire se il referendum sull’Europa si fa o non si fa, occorre semplicemente dire quando si fa.

Il problema è che la morale cambia a seconda della collocazione nel quadro politico. Se si è all’opposizione è una cosa, poi se si va al Governo l’ottica è diversa; questo non si può fare, quello da fastidio all’alleato, che se è numericamente robusto è anche peggio. Per carità, so benissimo come sia difficile stare al Governo in coalizione, ma non si può cambiare sempre posizione come le trottole e per di più prendendo in giro i cittadini ai quali una volta si dice una cosa e la volta dopo un’altra.

E neppure si può dire che il Referendum sarebbe doveroso, ma prima occorre informare adeguatamente il cittadino, perché detto da un Consigliere di maggioranza proprio non si può sentire. Ma scusi, signor Consigliere, chi ha l’obbligo di informare? La maggioranza di cui lei fa parte, quindi si attivi. Lo vada a dire a chi porta avanti le trattative, lo dica al Segretario di Stato Beccari, quello che ormai ci ha portato in mezzo al guado e ci ha lasciato lì in attesa che gli altri decidano il da farsi.

E ancor più risibili sono, rispetto alle richieste di referendum, le giustificazioni legate all’operato dei saggi che hanno bocciato, per un motivo o per l’altro, le tre richieste riguardanti l’Accordo di Associazione all’U.E. Ma le avete lette quelle sentenze? Avete capito perché non le hanno ammesse o respinte? Precedenti che non sono tenuti in nessun conto; formalità ininfluenti e neppure richieste dalla legge; arbitraria equiparazione di una trattativa ad accordi internazionali già ratificati e vigenti. Se andiamo avanti così in questo Paese non sarà più possibile attivare nessun Referendum, e questo è avvenuto perché il Governo ha una paura tremenda di affrontare un referendum sul tema dell’Accordo U.E., perché evidentemente non ha le carte a posto. Se fosse un grande affare, come spesso ci dicono, non ci penserebbero cinque minuti a dare il via libera. I sammarinesi ormai questo lo hanno capito e credo che non lo dimenticheranno troppo presto.

Come già ho detto, cinque giorni fa è stata festeggiata la ricorrenza dell’Arengo del 1906 e in tanti si sono sperticati a spiegare il significato di quel che è accaduto allora, il ritorno alla democrazia e la sconfitta dell’oligarchia e della detenzione del potere nelle mani di pochi.

A distanza di 120 anni da allora viene un po’ di tristezza ascoltaretutta la retorica che è stata sfoggiata per la circostanza e al tempo stesso pensare che su di un tema come l’Accordo di Associazione all’Unione Europea, che coinvolge indistintamente tutti i cittadini, il popolo non possa esercitare il diritto di scegliersi il proprio destino.

La democrazia di questo Paese è stata via via appesantita da tutta una serie di provvedimenti impeccabili in teoria, ma che nella pratica la rendono meno usufruibile, un po’ più addomesticata e troppo ripiegata sulle esigenze del Governo di turno. Eppure, gli stessi “Saggi” ci dicono che la presenza nell’Ordinamento Sammarinese dello strumento del Referendum è sinonimo di democrazia avanzata per una Repubblica come quella di San Marino, eppoi ti bloccano l’accesso alla democrazia diretta perché, udite, udite, nella vostra richiesta di referendum, firmata davanti al notaio, avete sì indicato la sezione in cui esprimete il vostro voto, ma non avete indicato il numero del seggio.Imperdonabile, vero? Come? Non è impossibile? No, no è assolutamente vero, cari amici. Ma allora, dopo 120 anni siamo andati avanti o siamo andati indietro?

Augusto Casali