Un raid mirato ha colpito il distaccamento dei pompieri situato all’interno dell’aeroporto Ridolfi di Forlì. Un gruppo di ignoti malviventi è riuscito a sottrarre un dispositivo di salvataggio essenziale, dal valore stimato di circa cinquemila euro, beffando la sicurezza della struttura. Il grave episodio si è consumato pochi giorni fa, sfruttando le ore notturne per agire indisturbati.
L’incursione nel perimetro aeroportuale
L’azione criminale mostra i contorni di un piano studiato nei minimi dettagli. I responsabili hanno scelto accuratamente una serata caratterizzata dall’assenza di traffico aereo, consapevoli che la mancanza di voli in partenza o in arrivo avrebbe garantito un livello di allerta inferiore e facilitato un’eventuale via di fuga.
Dopo aver praticato un varco tagliando la rete metallica che delimita i confini dell’infrastruttura, gli intrusi si sono mossi furtivamente nell’oscurità. Una volta giunti all’interno del deposito mezzi, hanno puntato dritti al camion d’emergenza, asportando il pesante macchinario per poi dileguarsi nel nulla, eludendo totalmente la presenza dei presidi delle forze dell’ordine attivi nell’area dello scalo.
Il mercato nero delle attrezzature
Nello specifico, la banda ha portato via un divaricatore idraulico. Si tratta di uno strumento fondamentale per le operazioni di emergenza, utilizzato abitualmente dalle squadre di soccorso per aprire le lamiere dei veicoli incidentati ed estrarre i feriti in totale sicurezza.
Le cronache indicano che la caccia a questo tipo di dotazioni non rappresenta un caso isolato a livello locale, ma si inquadra in un preoccupante fenomeno registrato in svariati comandi di tutta Italia. Le organizzazioni criminali specializzate mirano a queste costose attrezzature per alimentare un redditizio mercato clandestino o, in alternativa, per riutilizzarle direttamente come strumenti da scasso ad altissima potenza durante assalti a casseforti e mezzi blindati.
Le autorità competenti hanno immediatamente avviato tutti gli accertamenti del caso e le indagini proseguono a tutto campo per ricostruire l’esatta dinamica della fuga e dare un nome ai responsabili dell’incursione.











