Cronaca. Rimini, ruba il risarcimento alle orfane della compagna: rimenese condannato a Bologna

Nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la pena a un anno di reclusione, con il beneficio della sospensione, a carico di un sessantunenne originario di Rimini accusato di appropriazione indebita. L’uomo, che in passato lavorava come assicuratore, è stato ritenuto colpevole di aver sottratto un’ingente quantità di denaro alle figlie della sua ex compagna defunta e dovrà ora versare centomila euro a titolo di risarcimento in favore delle due giovani.

Il dramma e il tradimento della fiducia

I fatti risalgono al 2017, anno in cui la madre delle ragazze perse la vita in un grave incidente stradale. All’epoca le due sorelle, appena diciassettenne e diciottenne, ricevettero una liquidazione assicurativa di settecentosessantamila euro ciascuna per la scomparsa del genitore. Di fronte a un simile patrimonio e trovandosi improvvisamente sole, le orfane si affidarono totalmente all’ex partner della madre. L’uomo aveva infatti assicurato loro pieno supporto per districarsi nelle complesse pratiche burocratiche legate alle assicurazioni.

Tuttavia, sfruttando la delega bancaria ottenuta per operare sui depositi delle ragazze, il sessantunenne ha agito in modo illecito. Gli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza hanno portato alla luce svariate transazioni anomale avvenute tra il 2017 e il 2019. L’uomo aveva sistematicamente prelevato decine di migliaia di euro dai conti delle giovani, dirottando i fondi verso le proprie esigenze personali.

L’iter giudiziario

Nel procedimento le due sorelle si sono costituite parte civile, assistite dall’avvocato Enrico Graziosi. Sul fronte opposto, il legale difensore dell’imputato, l’avvocata Angelica Iannone, ha ottenuto l’assoluzione del suo assistito in merito all’imputazione di esercizio abusivo della professione. L’impianto accusatorio iniziale ipotizzava infatti che il riminese si fosse spacciato per avvocato interfacciandosi con la Polizia Locale e con il tribunale, gestendo quietanze e autenticando firme. Questa specifica ricostruzione è però caduta in entrambi i gradi di giudizio.

La pronuncia dei magistrati di secondo grado si è concentrata esclusivamente sul reato di natura patrimoniale. La sentenza stabilisce un obbligo perentorio per il sessantunenne: non appena il provvedimento passerà in giudicato, l’uomo avrà un margine di cinque anni di tempo per restituire integralmente la cifra sottratta alle vittime.