Nella notte di oggi i Carabinieri hanno bloccato il piano criminale di un minorenne residente nella provincia perugina, ma originario del pescarese. Il diciassettenne è stato arrestato nell’ambito dell’operazione denominata Hate, con le pesanti accuse di propaganda terroristica e istigazione a delinquere aggravata da finalità di discriminazione razziale, etnica e religiosa. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha impedito che il giovane mettesse in atto un massacro all’interno di un istituto scolastico, un’azione che, nei suoi piani, si sarebbe dovuta concludere con il suicidio.
Le indagini condotte dalla Procura hanno rivelato come il ragazzo avesse progettato l’attacco prendendo a modello la drammatica sparatoria avvenuta nel 1999 alla Columbine High School. Gli accertamenti hanno inoltre portato alla luce i contatti diretti tra il fermato e i vertici di un canale Telegram di matrice neonazista e suprematista. All’interno di questo spazio virtuale, gli iscritti esaltavano come figure da venerare gli autori di sanguinosi attentati internazionali, elogiando apertamente i responsabili delle stragi di Oslo, Utoya e Christchurch.
Fabbricazione di armi ed esplosivi
Sempre attraverso la nota piattaforma di messaggistica, l’indagato condivideva e archiviava guide minuziose per la costruzione di armi da fuoco, includendo tutorial per la realizzazione di componenti tramite stampanti tridimensionali. Tra i file diffusi spiccavano istruzioni dettagliate per fabbricare il perossido di acetone, una miscela esplosiva tristemente nota per essere stata impiegata nei devastanti attacchi di Parigi e Bruxelles.
Il materiale sequestrato dagli investigatori comprende anche un’ampia documentazione relativa alla gestione di sostanze chimiche e batteriologiche ad alto rischio, affiancata da manuali operativi finalizzati al sabotaggio dei servizi pubblici di prima necessità.
L’inchiesta si è rapidamente allargata oltre i confini umbri. Nelle scorse ore i militari hanno eseguito perquisizioni domiciliari e analisi sui dispositivi informatici a carico di altri quattordici coetanei residenti nelle province di Arezzo, Bologna, Pescara e Teramo. Questi giovani risultano iscritti nel registro degli indagati per reati legati alla propaganda discriminatoria e all’istigazione all’odio, in quanto ritenuti parte attiva di una più ampia rete telematica transnazionale di stampo accelerazionista.











