La Procura della Repubblica ha formalizzato oggi la richiesta di processo per dieci persone coinvolte nell’inchiesta sui devastanti allagamenti del settembre 2024. Al centro del fascicolo c’è l’esondazione e la successiva rottura degli argini del fiume Lamone, un evento idrogeologico che ha provocato danni ingenti colpendo con particolare durezza il borgo di Traversara.
Le accuse e la perizia decisiva
Le imputazioni mosse dai magistrati sono estremamente serie. Il reato principale contestato è quello di disastro colposo, un’accusa che gli inquirenti collegano direttamente a una presunta inerzia nella realizzazione delle opere di contenimento necessarie. A questo si aggiunge l’ipotesi di pericolo di disastro, formulata in base alla tipologia degli interventi idraulici messi in atto sul territorio dopo i primissimi allagamenti del maggio 2023.
L’inchiesta è stata coordinata dai sostituti procuratori Daniele Barberini e Francesco Coco. A fornire una direzione inequivocabile al fascicolo, le cui conclusioni sono state riportate dall’Ansa, è stata una consulenza tecnica depositata da un team composto da tre docenti universitari del Politecnico di Milano. Il lavoro degli esperti ha permesso alla magistratura di inquadrare tecnicamente la dinamica dei cedimenti strutturali.
Per altre due persone che figuravano inizialmente nel registro degli indagati, invece, i magistrati hanno domandato l’archiviazione formale. Questa decisione è stata motivata dall’inquadramento non rilevante dei loro rispettivi ruoli durante i fatti oggetto del procedimento.
Le richieste della Procura ravennate rappresentano uno snodo cruciale per l’intera vicenda. Sul fronte investigativo, nel frattempo, rimane parallelamente ancora aperto e operativo il fascicolo originario, dedicato alle prime e drammatiche inondazioni che hanno devastato il territorio nel maggio del 2023.











