La giornata di oggi segna un ulteriore inasprimento del conflitto che sta infiammando l’intera regione mediorientale. Mentre i raid aerei proseguono senza sosta e il fronte bellico si estende a nuovi territori, i canali diplomatici faticano a produrre risultati concreti nonostante i segnali contraddittori lanciati dai principali attori coinvolti.
Vittime civili e nuovi fronti
Un attacco iraniano ha colpito un impianto per la produzione di energia elettrica e la desalinizzazione dell’acqua in Kuwait, provocando la morte di un cittadino indiano e causando danni significativi alla struttura. Nel sud del Libano, un’esplosione all’interno di una base delle Nazioni Unite ha ucciso un casco blu e ferito gravemente un altro militare del contingente Unifil. Le forze di difesa israeliane, nel frattempo, hanno diramato un ordine di evacuazione immediata per i residenti del quartiere di Dahieh, nella periferia meridionale di Beirut, annunciando il proseguimento delle operazioni contro le infrastrutture militari di Hezbollah.
Sul fronte dei bombardamenti, l’aviazione israeliana ha intensificato le incursioni sul territorio iraniano. Nella notte, i caccia hanno sganciato oltre ottanta ordigni su diversi impianti di produzione bellica, colpendo stabilimenti dedicati all’assemblaggio di missili e un complesso destinato alla ricerca sui motori per vettori balistici. Complessivamente, circa quaranta siti industriali militari sarebbero stati presi di mira nelle ultime quarantotto ore.
Dall’altra parte, dallo Yemen gli Houthi sono entrati direttamente nel conflitto lanciando missili contro il territorio israeliano. L’esercito di Tel Aviv ha comunicato di aver intercettato due droni provenienti dalla penisola arabica nella mattinata di oggi. Anche la Siria ha denunciato un vasto attacco condotto con droni su larga scala contro le proprie basi militari situate in prossimità del confine iracheno, precisando tuttavia di aver neutralizzato la maggior parte dei velivoli.
Il braccio di ferro diplomatico
Il presidente statunitense Donald Trump ha parlato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, dichiarando che le trattative con Teheran procedono su un doppio binario, diretto e indiretto, e definendole positive. Il leader della Casa Bianca ha inoltre annunciato che il governo iraniano avrebbe acconsentito al transito di venti petroliere cariche di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz a partire da oggi, interpretando la decisione come un gesto di rispetto verso Washington. Trump si è spinto fino ad affermare di ritenere raggiunto un cambio di regime a Teheran, sostenendo che i vertici dei primi due governi sarebbero stati eliminati e che i nuovi interlocutori si starebbero dimostrando ragionevoli.
Versione diametralmente opposta quella fornita da Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha respinto le proposte americane articolate in quindici punti, giudicandole eccessive e prive di ragionevolezza. Il funzionario ha inoltre smentito qualsiasi contatto diretto con gli Stati Uniti, precisando che tutti i messaggi ricevuti sono stati veicolati attraverso intermediari, tra cui il Pakistan.
Proprio a Islamabad si sono conclusi oggi colloqui di alto livello tra i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia, Egitto e Pakistan. I quattro diplomatici hanno chiesto la cessazione immediata delle ostilità e hanno espresso pieno sostegno alla possibilità di ospitare negoziati strutturati tra Washington e Teheran nella capitale pachistana.
La Spagna si smarca e il nodo delle vittime civili
Sul piano europeo, la Spagna ha assunto la posizione più netta tra gli alleati occidentali. Il governo di Pedro Sanchez non si è limitato a negare l’utilizzo delle basi militari di Rota e Moron, ma ha chiuso il proprio spazio aereo a qualsiasi velivolo coinvolto nelle operazioni belliche, inclusi gli aerei cisterna per il rifornimento in volo. Madrid fonda la propria decisione sull’assenza di un mandato internazionale da parte di Onu, Nato o Unione Europea che legittimi l’intervento militare.
Sul fronte delle conseguenze umanitarie, un’inchiesta del New York Times ha rivelato che il primo giorno di guerra, lo scorso 28 febbraio, un’arma descritta come un missile balistico di nuova concezione statunitense avrebbe colpito una palestra e una scuola elementare adiacente nella città iraniana di Lamerd, causando almeno ventuno vittime. La struttura sportiva, secondo il rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, era in uso a una squadra femminile di pallavolo al momento dell’impatto. Il Comando Centrale americano ha fatto sapere di essere a conoscenza delle segnalazioni e di stare esaminando l’accaduto, ribadendo che le forze statunitensi non prendono di mira i civili in modo indiscriminato.
Sullo sfondo, il Wall Street Journal ha riportato che Trump starebbe valutando un’operazione militare terrestre per sequestrare oltre quattrocentocinquanta chilogrammi di uranio presenti sul suolo iraniano, un piano che comporterebbe la presenza di truppe americane nel Paese per diversi giorni. La decisione non sarebbe ancora stata presa, ma il presidente si sarebbe mostrato aperto all’ipotesi.
Una nota positiva arriva infine da Gerusalemme, dove il Patriarcato Latino e la Custodia di Terra Santa hanno confermato che le celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua presso la Chiesa del Santo Sepolcro si svolgeranno regolarmente, dopo che la polizia israeliana ha garantito l’accesso ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane.











