Il comparto delle costruzioni nel Riminese si trova a un punto di svolta critico. Nonostante un momentaneo incremento dei livelli occupazionali, il territorio sta registrando una preoccupante flessione del numero di imprese attive. Oggi, i rappresentanti sindacali e di categoria hanno lanciato un monito al governo, evidenziando come l’esaurimento imminente dei fondi statali e l’aumento dei costi rischino di paralizzare l’intero sistema.
Analizzando i numeri forniti dalla Cassa edile, il segretario di Fillea-Cgil Rimini, Andrea Pracucci, ha spiegato come nel 2025 gli addetti nel ramo artigiano siano saliti del tre per cento rispetto all’anno precedente. Un dato positivo trainato dai cantieri privati del Superbonus, riusciti a ripartire dopo il blocco dei crediti. Tuttavia, il responsabile di Cna costruzioni, Ruggero Vitali, ha contrapposto a questa statistica il calo del 2,55 per cento delle ditte attive nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Sul fronte dei lavori pubblici, gli investimenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno sostenuto fortemente l’occupazione. A Rimini si contano una trentina di interventi comunali per un valore di quaranta milioni di euro, che comprendono la nuova piscina di Viserba, tre asili, mense scolastiche e lo Stadium. Questa spinta ha generato nel 2025 un balzo del quattordici per cento della forza lavoro nel settore industriale e cooperativo. Complessivamente, la provincia conta oggi tra i cinquemila e i cinquemilacinquecento occupati nell’edilizia, segnando un aumento generale dell’otto per cento.
Le vere criticità, secondo le sigle, emergeranno subito dopo l’estate. Con la fine della spinta del Pnrr, in scadenza il prossimo 30 giugno, e la definitiva cancellazione del Superbonus da parte dell’esecutivo nazionale, i referenti del settore temono un tracollo in assenza di nuovi piani di intervento strutturali.
A peggiorare il quadro si aggiunge la violenta impennata dei costi dei materiali, influenzata anche dalle tensioni belliche in Iran. Il centro studi della Cna ha rilevato rincari che toccano il venti per cento per il ferro e sfiorano le stesse percentuali per il conglomerato bituminoso e le membrane. Situazione analoga per acciaio e tubature in Pvc, con fornitori che esigono conferme dei preventivi nell’arco di sole ventiquattro ore e accettano ordini esclusivamente con riserva di aggiornamento delle tariffe. Queste dinamiche si innestano su aumenti preesistenti, come il rincaro del dieci per cento del calcestruzzo registrato a inizio anno e il costo del gasolio balzato oltre i due euro al litro.
Di fronte alle fosche prospettive autunnali, le associazioni sollecitano urgenti strategie di rilancio, ricordando alle istituzioni che, a partire dal 2019, proprio il settore delle costruzioni ha garantito il trentuno per cento dell’intera crescita occupazionale.











