Oggi è il primo aprile, ma quello che sta per succedere sul Titano non è affatto un “pesce”… Anzi, oggi, per molti residenti l’annuncio del Rallylegend 2026somiglia più a un avviso di garanzia che a un invito a nozze.
Mentre la macchina organizzativa apre ufficialmente le prevendite, l’odore acre della gomma bruciata si mescola a quello, decisamente meno nobile, delle polemiche che ancora infestano le contrade dopo il caos dell’anno scorso. Parliamoci chiaro: i numeri del 2025, quelli che – tra la “bile” di alcuni sammarinesi – hanno riportato con orgoglio le cronache sammarinesi, dipingono il ritratto di un gigante economico dai piedi d’argilla: oltre 110.000 presenze, un indotto milionario che fa brillare gli occhi a hotel, bar e ristoranti, e una vetrina internazionale che proietta la Repubblica sui monitor di mezzo mondo. Per il Titano il Rally Legend è la “gallina dalle uova d’oro”, un asset strategico che un Paese a vocazione turistica non può permettersi di perdere, ma che nel 2025 si è presentato come un elefante che varca la soglia di una cristalleria.
Basta riaprire i faldoni della cronaca per ricordare le devastazioni, i giardini privati trasformati in latrine a cielo aperto e quel senso di impunità che ha permesso a un’orda di “Unni 4X4” di scambiare sessanta chilometri quadrati di Stato sovrano per un parco giochi senza regole. Stavolta però la musica deve cambiare, e non solo nelle promesse dell’organizzazione, che preannuncia flussi più fluidi e sicurezza preventiva. La vera novità, quella che dovrebbe far tremare i polsi a chi pensa di venire sul Titano a fare il padrone in casa d’altri, è l’introduzione del Daspo per gli eventi. Finalmente la politica ha smesso di fare i “selfies” e ha messo in mano alle forze dell’ordine un’arma legale per rispedire i barbari – a calci nel sedere – oltre confine con un bel foglio di via in mano. Perché va bene il business, vanno bene i milioni di euro che entrano nelle casse, ma la dignità di un Paese non può essere compromessa da un “bombarolo” dilettante o un intestino irrefrenabile.
E poi c’è il cuore pulsante, l’emozione pura che quest’anno celebra i 40 anni delle leggendarie Gruppo B. Erano “Il Rally”, senza se e senza ma… Certo, vere e proprie bare su quattro ruote, mostri di potenza che sputavano fuoco e fiamme, tanto affascinanti quanto letali. È stato un bene, per la sopravvivenza stessa di questo sport, far prevalere la sicurezza allo spettacolo estremo e bandire quei mostri dalle corse agonistiche, ma mentirei se dicessi che risentirle ruggire tra le curve di San Marino non mi provochi ancora oggi un brivido. È un tuffo in un passato glorioso e folle, che quest’anno si arricchisce del ricordo di un campione, del Memorial Bettega, un pilota che – se ci fosse ancora – da solo varrebbe il prezzo del biglietto e che riporta in vita quella mitica sfida del Davide Lancia contro il Golia Audi che ha fatto la storia del motorsport.
Il punto è proprio questo: il Rallylegend è un patrimonio che va protetto, prima di tutto dai suoi stessi “tifosi” peggiori. Gli organizzatori parlano di “crescita solida e sostenibile”, ma la verità è che il 2026 è l’ultima chances. Se anche quest’anno la gestione dell’ordine pubblico dovesse fallire, non ci sarà indotto che tenga: sarà la fine di un’epoca.
La sovranità si esercita con il pugno di ferro, non con gli zuccherini e le promesse di cortesia. Perché – cari organizzatori e cari appassionati – se volete continuare a godervi lo spettacolo dei motori o a contare gli introiti economici enormi di questo evento, dovete imparare che la libertà finisce dove inizia l’inciviltà o la proprietà privata.
Buona prevendita e buon “preacquisto” a tutti, specialmente a chi ha intenzione di venire sul Titano con il cervello acceso, oltre che con la marmitta buicata. Per tutti gli altri, c’è già un modulo pronto firmato dalla gendarmeria e un calcione nel sedere da ogni sammariense.
Enrico Lazzari












