Guerra in Medio Oriente, gli Usa schierano i B-52 sull’Iran: escalation senza freni

Il Pentagono alza ulteriormente il livello dello scontro con Teheran, annunciando l’impiego dei temibili bombardieri strategici B-52 nei cieli iraniani. Una svolta militare significativa comunicata oggi dal capo dello stato maggiore congiunto statunitense, Dan Caine, durante un briefing pubblico. Il generale ha rivelato che nelle ultime quattro settimane le forze armate americane hanno colpito oltre undicimila obiettivi, aggiungendo che la crescente superiorità aerea ha consentito di lanciare le prime missioni dei giganteschi velivoli direttamente sul territorio della Repubblica Islamica.

Sul fronte opposto, l’Iran ha ripreso oggi a bombardare Israele dopo una tregua durata ventuno ore. Almeno quattro missili, dotati secondo le prime ricostruzioni di testate a grappolo capaci di disseminare ordigni su vaste aree, hanno raggiunto il centro del Paese provocando una ventina di feriti. Tra questi, una bambina di undici anni versa in condizioni gravissime dopo essere stata colpita da schegge, mentre risultano in stato critico anche una donna di trentasei anni e un ragazzino di tredici. Contemporaneamente, i ribelli Houthi hanno rivendicato la loro terza ondata di missili balistici contro lo Stato ebraico dall’inizio del loro coinvolgimento nel conflitto, avvenuto venerdì scorso.

Il teatro bellico continua ad allargarsi nell’intero Golfo Persico. Nella notte, droni riconducibili all’Iran hanno colpito i depositi di carburante dell’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un vasto incendio che le squadre di emergenza stanno ancora cercando di domare. Gli Emirati Arabi Uniti, anch’essi bersaglio di attacchi nei giorni precedenti, hanno risposto con una misura drastica: il divieto assoluto di ingresso e transito nel Paese per tutti i cittadini iraniani, con la sola eccezione dei titolari di Golden Visa. A Dubai hanno già chiuso i battenti l’Iranian Hospital e l’Iranian Club, due istituzioni storiche della comunità persiana nella città-stato. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Abu Dhabi si starebbe inoltre preparando ad affiancare militarmente Washington per liberare con la forza lo Stretto di Hormuz.

Le ripercussioni geopolitiche del conflitto investono anche l’Alleanza Atlantica. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha lanciato un avvertimento esplicito alla Nato, dichiarando in un’intervista televisiva che al termine delle ostilità gli Stati Uniti dovranno necessariamente riesaminare il rapporto con l’organizzazione, dopo il rifiuto di diversi Paesi membri di concedere basi d’appoggio per le operazioni in Medio Oriente.

In questo scenario di altissima tensione, il presidente Donald Trump ha previsto che il conflitto si esaurirà nel giro di due o tre settimane, una dichiarazione che ha galvanizzato i mercati finanziari mondiali. Le Borse asiatiche hanno chiuso in forte rialzo, con Tokyo a oltre cinque punti percentuali e Seoul che ha sfiorato il nove, mentre in Europa Piazza Affari ha aperto con un balzo superiore al due per cento. In controtendenza il prezzo del gas, crollato sotto la soglia dei cinquanta euro al megawattora. La Cina, intanto, sarebbe pronta a prorogare per tutto il mese di aprile il blocco delle esportazioni di carburanti raffinati, concedendo deroghe limitate solo ad alcuni Paesi asiatici in difficoltà.

Nella serata americana, attorno alle tre di notte italiane di giovedì, Trump terrà un discorso alla nazione per fornire un aggiornamento definito dalla Casa Bianca come importante sulla situazione iraniana. Sul fronte interno, il ministro degli Affari europei Tommaso Foti ha annunciato un imminente taglio delle accise sui carburanti, previsto entro la settimana, ammettendo che un eventuale prolungamento del conflitto potrebbe costringere l’Italia a sforare il tetto del tre per cento di deficit concordato in sede europea.