Dobbiamo difendere ciò che siamo, ciò che abbiamo costruito, ciò che rischiamo di perdere.
San Marino sta vivendo una trasformazione silenziosa, ma devastante:
stiamo perdendo i nostri giovani.
Ogni anno centinaia di ragazzi, famiglie, professionisti scelgono di partire.
Non perché non amino la Repubblica, ma perché non trovano più qui le condizioni per restare.
E quando un Paese perde i suoi figli, perde tutto:
perde competenze, perde futuro, perde identità.
L’emigrazione non è un destino.
È una conseguenza.
La conseguenza di politiche sbagliate, di un’economia che non offre prospettive, di una casa che costa troppo, di stipendi che non permettono una vita dignitosa, di una burocrazia che blocca invece di aiutare.
E mentre i nostri giovani se ne vanno, qualcuno vorrebbe convincerci che la soluzione sia aprire le porte a modelli esterni, a pressioni internazionali, a decisioni prese altrove.
Noi diciamo no.
No all’Europa che vuole decidere per noi.
No a chi vorrebbe trasformare San Marino in un Paese che subisce invece di scegliere.
No a chi pensa che la nostra sovranità sia negoziabile.
San Marino è sopravvissuto per secoli perché ha sempre difeso la propria indipendenza.
E oggi dobbiamo farlo di nuovo.
Dobbiamo dirlo con chiarezza:
non possiamo importare problemi che altri non sanno gestire.
Non possiamo permettere che la nostra piccola Repubblica diventi terreno di tensioni, radicalizzazioni o conflitti culturali che non ci appartengono.
San Marino è una comunità millenaria, fondata su valori precisi:
laicità, libertà, rispetto delle nostre tradizioni.
Chi viene qui deve rispettare questi valori, non riscriverli.
Non vogliamo ritrovarci con moschee costruite senza dibattito pubblico.
Non vogliamo spazi di culto o aggregazione che possano creare divisioni o tensioni sociali.
Non vogliamo svegliarci un giorno e scoprire che la nostra identità è stata diluita, svenduta, compromessa.
Questo non è odio.
Non è paura.
È prudenza, è responsabilità, è difesa della nostra comunità.
Una Repubblica che perde i suoi giovani e importa modelli culturali incompatibili con la propria storia è una Repubblica che si condanna da sola.
Noi diciamo NO.
No alla perdita di sovranità.
No alle pressioni esterne.
No a chi vuole cambiare la nostra identità senza il consenso dei cittadini.
E diciamo SÌ.
Sì a un Paese che trattiene i suoi giovani.
Sì a un’economia che crea lavoro vero.
Sì a una casa accessibile.
Sì a una politica trasparente.
Sì a una Repubblica che protegge, non che abbandona.
Cittadini,
San Marino non deve diventare un Paese che si svuota dentro e si riempie di ciò che non ha scelto.
San Marino deve tornare a essere una casa.
Una casa che non si abbandona, ma si difende.
E allora, da questa piazza, diciamolo insieme:
San Marino non si arrende.
San Marino non si svende.
San Marino si difende.
Alfredo Del Bianco











