L’inchiesta romana sulle mascherine cinesi acquistate durante la pandemia si avvia verso un’archiviazione sostanziale. Il 31 marzo 2026 il GUP del Tribunale di Roma ha prosciolto Antonio Fabbrocini, ex responsabile unico del procedimento nella struttura commissariale di Domenico Arcuri, e con lui tutti i mediatori italiani coinvolti nella maxi-commessa da oltre un miliardo di euro. Le accuse — frode nelle pubbliche forniture, falso, abuso d’ufficio, traffico di influenze — sono cadute una ad una. Arcuri era già stato assolto nel gennaio 2025. A processo andranno soltanto due indagati minori di origine ecuadoriana, per riciclaggio.
Un epilogo che non sorprende chi ha seguito l’evoluzione del procedimento: le contestazioni più gravi, corruzione e peculato, erano state archiviate anni fa. La riforma normativa sull’abuso d’ufficio ha fatto il resto. Quello che era stato presentato come lo scandalo della “mangiatoia Covid” si chiude, sul piano penale romano, con un nulla di fatto.
Diverso il discorso per il filone che tocca direttamente San Marino. Tra i protagonisti dell’inchiesta figura Daniele Guidi, ex amministratore delegato e direttore generale di Banca CIS. Secondo la ricostruzione della Procura di Roma, Guidi avrebbe curato insieme all’imprenditore Andrea Tommasi l’aspetto organizzativo della fornitura, compresi i voli aerei per il trasporto dei dispositivi. Era indagato per traffico di influenze. I magistrati romani avevano inviato una rogatoria internazionale a San Marino per aprire due conti correnti — uno presso la Cassa di Risparmio, uno presso la BAC — alla ricerca di circa 12,5 milioni di euro ritenuti nella sua disponibilità.
Sul caso mascherine non risultano sviluppi giudiziari recenti. Guidi, per la giustizia sammarinese, è latitante. La sua posizione nell’inchiesta romana resta tecnicamente aperta o comunque irrisolta per irreperibilità: non figura né tra i prosciolti del 31 marzo né tra i condannati. Nel frattempo, sul Titano si è accumulato un dossier giudiziario autonomo e pesante: condanna definitiva per truffa ai fondi pensione ISS e Fondiss, condanna ad aprile 2025 a 4 anni e 8 mesi per amministrazione infedele e ostacolo alla vigilanza, ulteriore sentenza nel dicembre 2025 nell’operazione “Tre Carte” — titoli della clientela dati a pegno senza autorizzazione — con 4 anni di prigionia e 18.000 euro di multa, più risarcimento danni allo Stato, all’ISS e alla SGA. San Marino cerca il suo ex banchiere. Non lo trova.
Parallelamente, in Romagna, l’inchiesta sulle mascherine non idonee acquistate dall’Ausl Romagna per 3,5 milioni di euro rimane aperta in appello. Il 27 ottobre 2025 il GUP del Tribunale di Forlì aveva assolto gli ultimi tre imputati: Marcello Minenna, all’epoca direttore generale dell’Agenzia delle Dogane (oggi assessore al Bilancio della Regione Calabria), Sergio Covato, ex funzionario della prefettura di Ravenna, e Gianluca Prati, responsabile del magazzino unico dell’Ausl Romagna. L’imputato principale, l’ex parlamentare leghista Gianluca Pini, aveva invece patteggiato 23 mesi con sospensione condizionale. La Procura ha fatto ricorso contro le assoluzioni di Minenna e Covato: entrambi dovranno affrontare il processo d’appello.
Mentre i procedimenti penali si sgonfiano, la Commissione bicamerale di inchiesta sulla gestione del Covid resta l’arena principale dello scontro. Il 13 marzo 2026 Minenna ha deposto sostenendo di aver ceduto a pressioni dell’opinione pubblica e alle deroghe europee recepite nel decreto Cura Italia. Ma dalle intercettazioni in possesso della commissione emerge un quadro più opaco: il funzionario antifrode Miguel Martina avrebbe subito pressioni da superiori per bloccare i controlli sulle mascherine contraffatte, con la vicenda definita in un’intercettazione “un affare di Stato talmente elevato da poter stritolare tutti”. Fratelli d’Italia spinge sull’acceleratore, Forza Italia frena, l’opposizione accusa. Il tutto mentre i tribunali, uno dopo l’altro, prosciolgono.
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