Il conflitto in Medio Oriente segna una nuova e drammatica escalation. Nelle prime ore di oggi l’esercito israeliano ha dovuto fronteggiare diverse ondate di lanci missilistici provenienti dall’Iran, con almeno due attacchi registrati dopo il discorso alla nazione del presidente statunitense Donald Trump. Nel centro di Israele la polizia è intervenuta in nove diversi punti di impatto nell’area di Tel Aviv, dove quattro persone hanno riportato ferite lievi. Secondo i media locali, i danni diffusi sarebbero riconducibili all’utilizzo di munizioni a grappolo, ordigni progettati per esplodere in quota rilasciando numerose sottobombe. Anche il gruppo libanese Hezbollah ha rivendicato il lancio di razzi contro postazioni militari israeliane lungo la fascia di confine settentrionale, oltre a un attacco con droni su un villaggio della stessa area.
La risposta di Teheran
Il quartier generale militare iraniano Khatam al-Anbiya ha promesso ritorsioni definite devastanti contro Washington e Tel Aviv, sostenendo che gli avversari ignorino la reale portata dell’arsenale della Repubblica islamica. Un portavoce ha dichiarato che le attività strategiche del Paese si svolgono in luoghi inaccessibili e sconosciuti ai nemici, liquidando come insignificanti le infrastrutture colpite finora dai bombardamenti. Il ministero degli Esteri di Teheran ha inoltre confermato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Ali Khamenei rimasto ucciso in un precedente attacco, si trova in perfette condizioni di salute, precisando che la mancata apparizione pubblica rientra nella normale prassi bellica.
Lo Stretto di Hormuz e le conseguenze economiche
Sul fronte marittimo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito la chiusura dello Stretto di Hormuz alle imbarcazioni dei Paesi coinvolti nelle operazioni militari contro Teheran, consentendo il passaggio unicamente alle navi di Stati terzi previo coordinamento con le autorità iraniane. Francia e Bahrein starebbero nel frattempo lavorando a una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzerebbe l’uso della forza per riaprire il passaggio strategico e ripristinare i flussi energetici globali. Gli Stati del Golfo, secondo quanto riportato dal Financial Times, stanno contemporaneamente valutando la costruzione di oleodotti e gasdotti alternativi per aggirare la strozzatura, nonostante costi elevati e tempi di realizzazione pluriennali.
Le ripercussioni economiche del conflitto preoccupano gravemente gli osservatori internazionali. Quattro capi economisti di primo piano, interpellati dal Forum economico mondiale, hanno avvertito che le conseguenze della guerra rischiano di risultare senza precedenti. Secondo Saad Rahim, capo economista di Trafigura, se le attuali turbolenze dovessero proseguire, il mondo si troverebbe di fronte a uno scenario mai sperimentato prima, con la possibilità concreta di uno shock paragonabile a quello provocato dalla pandemia in caso di conflitto prolungato.
L’allarme del governatore Panetta
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, intervenendo alla conferenza del ministero degli Esteri, ha esortato a preservare la buona percezione dei mercati sulla tenuta della finanza pubblica italiana, sottolineando come gli elevati livelli di debito sovrano in numerose economie limitino lo spazio per interventi di bilancio. Eventuali variazioni nella percezione del rischio da parte degli investitori globali, ha ammonito, potrebbero tradursi rapidamente in tensioni sui titoli di Stato e nei flussi di capitale.
Le reazioni internazionali
Pechino ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità, ribadendo attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning che i mezzi militari non possono risolvere la questione in modo sostanziale. L’ambasciata statunitense a Baghdad ha nel frattempo lanciato un allarme urgente ai propri connazionali presenti in Iraq, avvertendo del rischio concreto di attacchi da parte di milizie filo-iraniane nel centro della capitale irachena entro le prossime quarantotto ore, sconsigliando qualsiasi avvicinamento alle sedi diplomatiche americane.
Sui mercati finanziari, il discorso notturno di Trump ha innescato pesanti vendite in tutta l’area asiatica. La Borsa di Seul ha registrato il calo più marcato con un crollo del 4,5 per cento dell’indice generale, seguita da Tokyo in flessione del 2,5 per cento. In territorio negativo anche Hong Kong e le piazze cinesi, mentre i futures europei anticipano un avvio in ribasso anche nel Vecchio Continente.
L’Ong Hrana ha infine reso noto un bilancio aggiornato delle vittime civili in Iran dall’inizio dei bombardamenti il 28 febbraio scorso: almeno 1.606 persone hanno perso la vita, tra cui 244 bambini. Il ministero della Salute iraniano ha denunciato gravi danni al centenario Istituto Pasteur di Teheran, definendo il raid un’aggressione diretta alla sicurezza sanitaria mondiale, e ha comunicato il danneggiamento parziale di 51 unità di emergenza, 41 centri medici e 199 cliniche, oltre all’evacuazione di sei ospedali.













