Emilia-Romagna, industria calzaturiera in difficoltà: export in calo del 5,9% nel 2025

Il settore calzaturiero emiliano-romagnolo chiude il 2025 con l’export in valore in calo del 5,9% rispetto all’anno precedente. In diminuzione anche le imprese attive, con 22 unità in meno, e gli addetti, che registrano un saldo negativo di 256 lavoratori. Sono i dati diffusi dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici.

Le prime cinque destinazioni dell’export emiliano-romagnolo, che coprono assieme il 55,1% del totale, mostrano andamenti contrastanti: Germania (+17,2%), Francia (-9%), Spagna (-7,6%), Polonia (+11,8%) e USA (+5,5%). Pesanti le perdite verso Russia, al nono posto con un -28,3%, e Cina, al dodicesimo, che crolla del 50,3%.

Per quanto riguarda la cassa integrazione, le ore autorizzate da INPS per le imprese emiliano-romagnole della filiera pelle nel 2025 sono aumentate dello 0,9% rispetto al 2024: circa 1,8 milioni di ore, un livello superiore del 343% rispetto al 2019 pre-Covid.

Il quadro nazionale

A livello italiano, il settore calzaturiero chiude il 2025 con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in flessione del 2,8% su base annua. Tiene il canale estero: l’export, cui viene destinato l’85% della produzione nazionale, si è attestato a 11,5 miliardi di euro, limitando la contrazione all’1,1% in valore, con un attivo del saldo commerciale pari a 4,8 miliardi.

“A livello internazionale, l’export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente”, ha dichiarato Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici. “Nel 2025 la resilienza dell’Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il sensibile rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente, oltre alla forte preoccupazione per le conseguenze del conflitto scoppiato nelle scorse settimane nell’area mediorientale, guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l’introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata”.