San Marino. Contributi non pagati, CSdL: “2,2 milioni sono in capo a sole 15 imprese!”

Le risposte della Segreteria di Stato per la Previdenza ad alcune interpellanze forniscono una rappresentazione poco rassicurante rispetto ai contributi non pagati. Dopo la Gestione Separata, ci soffermiamo sul primo pilastro: anche in questo caso, le fotografie scattate il 22 agosto 2023, il 12 febbraio 2025 ed il 20 marzo 2026 mostrano che la situazione non è affatto migliorata. La tabella mostra infatti che nell’arco di tre anni è rimasta pressoché costante. Spicca il dato relativo ai 15 maggiori debitori, che da soli rappresentano circa un terzo del totale. La risposta alle interpellanze non chiarisce quante siano le posizioni aperte da anni, eventualmente a carico di imprese la cui attività è cessata, e quante invece siano recenti. Per morosità relative alla Gestione Separata ed al primo pilastro, negli ultimi due anni sono state iscritte a ruolo, ovvero passate a Banca Centrale per la procedura di recupero crediti, somme fino a oltre 9 milioni all’anno. Risulta quindi evidente che non pagare i contributi è un pessimo fenomeno che pare non subire rallentamenti. A differenza della Gestione Separata, per la quale le società inadempienti sono tantissime, per quanto concerne il primo pilastro ed il FONDISS le imprese sono di meno, mentre la massa complessiva è enorme: i contributi non versati per almeno sei mensilità riguardano circa 260 casi, per un importo complessivo di circa 7 milioni. Pur tenendo conto che ogni impresa può passare momenti di difficoltà e diventare insolvente, ciò che risulta inaccettabile è il senso di impunità che se ne evince. Infatti, in buona parte dei casi, le imprese non sono capitalizzate e, quindi, le procedure di recupero crediti non portano a nulla. Per quanto concerne i lavoratori dipendenti, i mancati versamenti vengono coperti dal Fondo Comune Riserva di Rischio, alimentato dai contributi pagati dai lavoratori e dalle imprese oneste. Si tratta di una clamorosa ingiustizia nei loro confronti! Per la prossima settimana, il Segretario di Stato per la Previdenza ha convocato i sindacati per discutere di un regolamento applicativo, in particolare, di due leggi recentemente approvate: la prima prevede la sospensione della licenza alle imprese non in regola da oltre un anno o per un importo complessivo superiore a 100.000 euro; la seconda dispone che, in caso il datore di lavoro non paghi i contributi da almeno 3 mesi, i dipendenti debbano essere informati automaticamente, senza dover ricorrere alle ricerche in proprio o per il tramite di soggetti delegati, come avviene ora. Tali norme sono state approvate senza alcun confronto con i sindacati: non avremmo fatto mancare il nostro contributo, che comunque forniremo per cercare di migliorarle. Per la CSdL, occorre infatti rendere più efficaci le procedure per il recupero dei crediti e prevedere garanzie da parte delle imprese. Inoltre, non è stato affrontato il tema del segreto d’ufficio, che Banca Centrale oppone a coloro i quali volessero conoscere quali azioni siano state messe in atto e con quale efficacia. Il lavoratore consapevole che il proprio datore di lavoro non paga i contributi deve sapere se si tratti di un problema temporaneo e risolvibile o meno. In proposito, riteniamo che, in presenza di determinate condizioni, il lavoratore debba potersi dimettere volontariamente con diritto agli ammortizzatori sociali, così come avviene in altri Paesi europei.

Comunicato stampa – CSdL