È fissato per domani il primo banco di prova per i due funzionari giudiziari pesaresi finiti agli arresti domiciliari lo scorso 3 aprile nell’ambito dell’inchiesta ribattezzata “sfrattopoli”: Gennaro Franchini, dirigente dell’Ufficio notificazioni esecuzioni e protesti, e Amedeo Trotta, funzionario del medesimo ufficio, saranno sottoposti a interrogatorio di garanzia. Resta da vedere se i due sceglieranno di rispondere alle domande degli inquirenti o si avvarranno della facoltà di non rispondere.
Nel frattempo emergono oggi nuovi e inquietanti sviluppi investigativi. Gli inquirenti starebbero passando al setaccio un numero più ampio di pratiche, alla ricerca di un presunto sistema strutturato di favori in cambio di prestazioni sessuali: donne in gravi difficoltà economiche, a rischio di perdere la casa, che si sarebbero concesse pur di ottenere un allungamento dei tempi delle procedure di sfratto. Un do ut des che, secondo gli investigatori, si sarebbe consumato sfruttando una posizione di forza nei confronti di persone in stato di estrema necessità.
Dagli atti emergerebbe un modus operandi spregiudicato, con il rischio di abuso delle funzioni pubbliche ricoperte e la gestione opaca di pratiche sensibili. Tra le ragioni che hanno portato alla misura cautelare figurano proprio il pericolo di reiterazione del reato e quello di inquinamento delle prove.
La difesa si prepara a replicare: il legale di Trotta, avvocato Gabriele Gallo, ha già annunciato di essere pronto a smontare le accuse, sostenendo la piena legittimità degli atti compiuti e negando qualsiasi dilatazione delle procedure. I difensori di Franchini, gli avvocati Enrico Cipriani e Andrea Casula, mantengono per ora il silenzio.











