Sono 54 gli evasori totali della provincia di Pesaro e Urbino scoperti dalla Guardia di Finanza dall’agosto 2012 al luglio 2013. A differenza di chi guadagna 100 e dichiara 10, questi non presentavano neppure la dichiarazione dei redditi. Secondo la guardia di finanza, hanno sottratto al fisco un imponibile complessivo di 22 milioni e 182mila 611 euro. Su questa somma vanno calcolate le tasse da pagare. Ma le sorprese sono altre. C’è chi si è «dimenticato» di pagare dopo essersi autodenunciato. E’ la categoria degli imprenditori che ha fatto ricorso al condono tombale. Di questi, 110 contribuenti che avevano dichiarato di ravvedersi e di essere pronti a versare il dovuto attraverso un piano di rientro rateizzato, hanno abbandonato il campo dopo la prima rata. Uno solo di questi, deve ancora 5 milioni di euro. Il totale che manca all’appello dopo che le parti avevano firmato l’accordo col Fisco per sanare il passato, supera i 20 milioni di euro. Ora le Fiamme gialle andranno a pignorare (sperando che il contribuente abbia ancora intestato qualcosa) ciò che è possibile pur di recuperare la somma dovuta. Un segnale chiaro sull’aria che tira per pagare le tasse, arriva dal numero di adesioni agli accertamenti verbali.
In pratica quando i militari della Finanza vanno a svolgere un accertamento in un’azienda o in uno studio professionale o in un negozio, terminano il lavoro con un verbale di contestazione che porta ad ipotizzare la somma da pagare. A questo punto, il contribuente se riconosce che l’accertamento è fondato può «aderire» e arrivare alla rapida definizione della controversia. Su 203 interventi di questo tipo nell’ultimo anno, solo 22 contribuenti hanno aderito firmando il processo verbale della finanza, insomma il 10 per cento appena dei controllati. Il 90 per cento aspetta che di ricevere l’avviso di accertamento dall’agenzia delle Entrate e successivamente andare alla contrattazione con gli uffici del Fisco. Sullo sfondo però rimane sempre la carta della commissione tributaria provinciale e poi di quella regionale per ribaltare delle conclusioni che possono aver avuto gli uffici del Fisco. Insomma la strada per un reale ed effettivo recupero delle somme evase rimane molto lunga e dagli esiti incerti. Questo perché un accertamento eseguito dalla finanza oggi potrebbe avere una conclusione dopo i vari passaggi, compresi quelli dei tribunali tributari, tra otto anni. E in caso di vittoria dello Stato, pagamento a rate. Ma se nel frattempo il contribuente infedele ha venduto, donato o trasferito in un trust tutte le proprietà, occorrerà un’ulteriore causa per revocare i rogiti.











